Un biglietto da visita per la bellezza

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(Zhu Yaning, Taiyuan, Yangzhou, Pechino, Firenze, Milano, Roma)

Il mio corso di scrittura creativa e poesia presso il CPIA3 di Roma era frequentato da studenti di una decina di nazionalità diverse compresa una coppia di giovani cinesi: Wang Yongxu e Zhu Yaning. Tutti erano mossi dal desiderio di praticare la lingua proseguendo l’esperienza di apprendimento ma soprattutto desideravano coltivare relazioni tanto più preziose per chi si trova in un paese straniero. Wang e Zhu, disciplinati e creativi, volevano veramente entrare nel mondo della poesia in italiano; scoprii successivamente che avevano curato una mostra di artisti che abbinavano poesie alle opere esposte presso il Centro d’arte che gestiscono nella capitale. Eleganti e sorridenti, gentili e riservati, li vedevo arrivare e ripartire insieme, aiutarsi nei compiti e solo con il passare del tempo ho capito che erano partner sia nel lavoro che nella vita privata. Poco a poco si è creata un’amicizia e una curiosità che ci ha portato a parlare oltre le ore di lezione.

Zhu mi ha raccontato la sua storia, tra una conversazione e un’intervista, una visita all’AAIE Center For Contemporary Art e una presentazione del nostro secondo volume organizzata proprio nel centro. Quasi trentenne, Zhu vive in Italia da circa otto anni ma è nata a Taiyuan, una città del nord della Cina:

Mi definisco una persona nomade perché faccio fatica a restare a lungo nello stesso posto. Già all’età di sette anni mi sono trasferita con i miei genitori a Yangzhou, una città nel sud del paese. A quattordici anni mi sono trasferita da sola a Pechino per studiare arte presso la Central Academy of Fine Arts. A diciannove anni sono venuta in Italia per studiare, prima a Firenze e poi a Milano per poi arrivare a Roma, nel 2020 dove ho fondato il centro d’arte contemporanea AAIE.

I miei genitori mi hanno sempre sostenuta e sono molto comprensivi. Nonostante alcune idee tradizionali come il desiderio che io mi sposi presto, abbia figli presto, che non abbia tatuaggi e che non fumi, hanno sempre appoggiato le mie scelte professionali e di vita. Mia madre e mia nonna materna sono giudici, entrambe molto severe sia con sé stesse che con me. Mio padre proviene da una famiglia con una forte tradizione culturale; suo nonno era Zhu Ziqing, famoso scrittore ed educatore cinese del primo Novecento, noto promotore della lingua vernacolare cinese moderna. Mio padre lavora nel settore culturale e si impegna nella promozione e conservazione dell’eredità culturale del mio bisnonno. È una persona generosa, sincera e onesta, con quell’innocenza e conservatorismo tipici dei nostri intellettuali.

Fin dall’asilo ho frequentato la scuola in convitto, trascorrendo con i miei genitori soltanto il periodo dai sei ai tredici anni. Negli altri momenti ci vedevamo solo ogni pochi mesi. Questa esperienza familiare ha forgiato profondamente il mio carattere e il mio modo di vedere il mondo.

Zhu mi confida che la decisione di venire in Italia non è stata particolarmente meditata. Dopo il liceo voleva continuare a studiare arte, e la scelta è ricaduta spontaneamente sul Bel Paese:

Non sento una vera appartenenza a Roma e non penso di rimanerci a lungo. Viaggio molto perché trovo difficile restare in questa città per un intero mese senza interruzioni, per cui alterno brevi viaggi. Quando mi reco in altre città o paesi, mi dedico principalmente alla visita di istituzioni artistiche, gallerie e fiere d’arte, oltre a conoscere artisti locali. Non viaggio quasi mai esclusivamente per vacanza; generalmente lo faccio per partecipare a mostre o fiere d’arte, aggiungendo qualche giorno in più per esplorare. Viaggiare è per me fondamentale, mi dà la sensazione di essere viva. Voglio approfittare della mia energia e delle condizioni favorevoli di adesso per conoscere il più possibile il mondo, evitando di rimandare sempre al futuro. Rispetto a paesi che ho visitato come Svizzera, Francia o Stati Uniti, i viaggi che mi hanno colpito maggiormente sono stati quelli in Turchia ed Egitto, luoghi che mi trasmettono una realtà complessa e autentica, imperfetta ma profonda.

Se le chiedo dove pensa di trasferirsi a vivere in futuro, Zhu diventa pensierosa ma poi, con il suo solito tono pacato, risponde che non lo sa con certezza:

È possibile che nei prossimi anni rimanga in Italia. Questo paese, con la sua complessità e le sue contraddizioni, continua a stimolarmi, a farmi riflettere sul significato profondo dell’appartenenza. Tornare in Cina o trasferirmi altrove non è solo una questione geografica per me, ma piuttosto una questione esistenziale: dove posso continuare a praticare liberamente la mia visione e il mio pensiero?

Torniamo a parlare del suo lavoro che unisce i suoi interessi e la sua passione per l’arte. Zhuha deciso coraggiosamente di aprire un centro d’arte durante la pandemia; non aveva terminato la laurea magistrale e non aveva alcuna esperienza pratica. Insieme a Wang, ha poi imparato passo dopo passo e ora ha finalmente una visione più chiara di questo lavoro, che consiste principalmente nella curatela di mostre e nella vendita di opere d’arte:

Collaborare con diversi artisti e curatori è molto stimolante. Queste collaborazioni mi permettono di esplorare storie di vita molto diverse, comprendere diverse prospettive e indagare su cosa abbia formato i loro pensieri e le loro scelte. Interagire con persone di varie culture mi permette di aprire una finestra su mondi diversi.

Parliamo ancora di arte e di quanto sia difficile la loro impresa di far recepire e apprezzare l’arte contemporanea in una città come Roma. Le chiedo di spiegare la sua passione per l’arte e inevitabilmente parliamo della bellezza, le chiedo come la definirebbe:

Cos’è la bellezza per me? È una domanda difficile, perché la bellezza cambia continuamente. A volte penso alla maternità, alla luce che attraversa le chiese italiane, al mistero dei templi egizi, all’aria fresca del mattino. Gli oggetti e le esperienze belle hanno il potere di sospendere il peso del mondo, anche solo per un istante, e di aprire uno spazio interiore.

Quello che mi affascina di più nell’arte è la posizione dell’artista, e ciò che ha portato alla formazione di quella posizione. Non credo che l’arte possa cambiare direttamente la società, ma credo che possa diventare una forma di fede per alcune persone: qualcosa che le accompagna, che le sostiene. Mi emoziona vedere artisti che continuano a fare ciò che sanno essere quasi impossibile, ma che scelgono comunque di farlo.

Anche nel campo dell’arte, che si cerchi di affermarsi come artista o come curatrice o critica, essere donna può significare incontrare degli ostacoli maggiori dei colleghi uomini. Chiedo a Zhu la sua personale visione e esperienza:

Negli ultimi anni sto prestando sempre più attenzione al tema femminile. Non ho studi teorici approfonditi in merito, ma percepisco chiaramente molte problematiche. A me piace molto lavorare con le donne, trovo che abbiano qualità speciali che mi attraggono particolarmente e vedo che le collaborazioni con loro hanno più probabilità di successo. Le donne generalmente hanno uno spirito più altruista e una capacità di pianificazione a lungo termine che apprezzo molto. Ho anche molte amiche brillanti con cui parliamo spesso dell’idea di formare un team interamente femminile.

Tra i ventidue e i ventisette anni soprattutto ho subito, in varie occasioni, commenti svalutanti da parte di uomini e persino approcci inappropriati. In quei momenti mi sentivo frustrata e impotente, senza sapere come reagire. Capivo che per loro ero soltanto una giovane ragazza dalle ambizioni ridicole. La mia risposta è stata continuare a incontrarli discutendo del lavoro e della vita e col tempo ho notato che diventavano sempre più cauti e rispettosi.

Il mio partner è anche il mio compagno nella vita privata. Qualche anno fa mi presentavano spesso come “la sua fidanzata”, cosa che mi dava molto fastidio, perché sentivo di non essere un suo accessorio. Facciamo lo stesso lavoro, abbiamo le stesse competenze e ci impegniamo allo stesso modo. Ora evito di comparire con lui negli stessi contesti lavorativi, per affermare chiaramente la mia individualità: essere riconosciuta per me stessa e le mie competenze mi rende molto felice.

Oggi, anche quando lavoro con uomini potenti, noto che per alcuni di loro le donne spesso sono solo strumenti utili. A parità di competenze, gli uomini sono sempre visti con maggiore considerazione. Tuttavia, questo non mi scoraggia: anzi, cerco di rivoltare in positivo l’esperienza di venire sottovalutata e di osservare come ragionano da una prospettiva patriarcale, a volte inconsapevolmente. Tutto questo contribuisce a rafforzare la mia determinazione e la mia consapevolezza.

Chiedo a Zhu quale oggetto pensa che la rappresenti maggiormente, da portare nel suo zaino: ci pensa e con il suo sorriso un po’ enigmatico, a prova dell’importanza del suo lavoro, risponde serena – il mio biglietto da visita!

https://www.aaie.art/index.html

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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