Più ospedali e scuole, meno stadi: la rivolta della Gen Z-212

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“Gli stadi ci sono, ma dove sono gli ospedali? Più scuole, più ospedali, meno stadi!”. È lo slogan che da oltre una settimana riecheggia nelle piazze marocchine, lanciato dal collettivo digitale Gen Z-212, nato su Discord e rapidamente diffuso su altri social network. Le proteste sono esplose in varie città del Paese, contestando la decisione del governo di investire milioni di euro al restyling di sei stadi e per la costruzione di un nuovo impianto a Casablanca, in vista della Coppa d’Africa 2025 e dei Mondiali FIFA 2030.

Le manifestazioni sono state represse con fermezza ma stanno continuando. I giovani hanno alzato il livello dello scontro politico: una lettera pubblica indirizzata direttamente al re Mohammed VI contiene otto rivendicazioni che chiedono riforme profonde, dalla lotta alla corruzione al rispetto dei diritti costituzionali. La scelta di rivolgersi direttamente al monarca evidenzia la frattura con le istituzioni politiche tradizionali, accusate di immobilismo e di aver tradito la fiducia dei cittadini. Se in precedenza le richieste riguardavano più che altro questioni sociali, oggi Gen Z-212 include nel suo programma anche riforme politiche. “Abbiamo perso fiducia nel governo, nel parlamento e nei partiti politici, diventati un ostacolo al progresso nazionale piuttosto che un motore di democrazia e sviluppo”, denuncia il collettivo. “La nostra è la voce di una generazione che rifiuta di rimanere intrappolata nei cicli di corruzione e fallimenti”, si legge nella dichiarazione, che annuncia anche la preparazione di un dossier con prove di “corruzione sistemica, abuso di potere e cattiva gestione catastrofica delle politiche economiche e sociali”.

Le manifestazioni hanno coinvolto migliaia di persone in tutto il Marocco, chiedendo diritti fondamentali in materia di sanità, istruzione e condizioni di vita dignitose. La scintilla è scoppiata ad Agadir, dopo la morte di otto donne in seguito a un parto cesareo in ospedale. Da lì, la mobilitazione si è estesa rapidamente ad altre città, fino al tragico culmine del 1° ottobre a Lqliâa, dove tre persone sono state uccise dalle forze dell’ordine. La versione ufficiale parla di legittima difesa durante un tentativo di assalto a una caserma della Gendarmeria, ma organizzazioni indipendenti chiedono un’inchiesta. Secondo fonti locali, negli scontri dell’ultima settimana ci sarebbero oltre 200 feriti e più di 400 arresti. Gen Z-212 ha preso le distanze dalla violenza, ribadendo la volontà di mantenere una protesta pacifica e di appellarsi direttamente al sovrano come garante supremo della giustizia e della stabilità.

Il Marocco vive una crescente polarizzazione, sembra un paese a due velocità. Da un lato, il 10% della popolazione concentra la ricchezza nazionale; dall’altro, disoccupazione e precarietà colpiscono in particolare i giovani. Il primo ministro Aziz Akhannouch, miliardario e leader del partito RNI, aveva promesso un milione di nuovi posti di lavoro nel quinquennio a partire dal 2021. I dati attuali raccontano invece un’altra realtà: la disoccupazione giovanile tocca il 36,7%, quella dei laureati il 19%, quella femminile il 19,4%. Oltre un quarto dei giovani tra i 15 e i 24 anni è fuori dal circuito scolastico e lavorativo; nelle città la percentuale sale al 48%. Gli stipendi medi si fermano a circa 300 euro al mese, spesso dimezzati dagli affitti urbani. Un divario che alimenta la rabbia di una generazione esclusa e che vede nell’élite politica ed economica, incarnata proprio da Akhannouch, il simbolo di un sistema oligarchico.

Il Paese guarda ora alla reazione di Mohammed VI, che nel 2011 aveva saputo disinnescare la Primavera marocchina varando una nuova Costituzione. Una risposta tardiva rischierebbe però di legittimare l’accusa di complicità in un sistema basato sul capitalismo di rendita e su reti clientelari, che hanno approfondito le disuguaglianze sociali e territoriali nonostante i proclami ufficiali dell’Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano (INDH), lanciata nel 2005.

La Gen Z marocchina chiede al re di ascoltare la voce di una generazione che reclama dignità, giustizia e pari opportunità. Il futuro del Paese sembra giocarsi sulla capacità delle istituzioni di rispondere a questo appello.

Le otto richieste della Gen Z-212:

  1. Dimissioni del governo e riconoscimento del fallimento del primo ministro Akhannouch.

  2. Avvio di procedimenti giudiziari imparziali contro chiunque sia coinvolto in casi di corruzione e cattiva gestione di fondi pubblici.

  3. Scioglimento dei partiti complici delle reti di corruzione, come previsto dall’articolo 7 della Costituzione.

  4. Garanzia di uguaglianza nell’accesso a istruzione, sanità e lavoro, senza favoritismi o nepotismi.

  5. Tutela della libertà di espressione e di protesta pacifica, con la fine immediata delle restrizioni a studenti e attivisti.

  6. Rilascio dei manifestanti arrestati durante proteste pacifiche, distinguendo chiaramente tra dissenso civile e violenza.

  7. Liberazione dei prigionieri di coscienza e degli attivisti incarcerati nelle precedenti rivolte, in conformità con l’articolo 23 della Costituzione.

  8. Convocazione di una sessione pubblica nazionale di rendicontazione, presieduta dal re, per discutere apertamente le prove di corruzione e cattiva gestione.

Le priorità rivendicate

La mobilitazione ruota attorno a quattro assi principali:

  • Sanità: rafforzamento di personale, strutture e governance, con Agadir come caso emblematico.

  • Istruzione: maggiori investimenti per garantire qualità e accesso, soprattutto nelle aree svantaggiate.

  • Lotta alla corruzione: procedure trasparenti di accountability e giustizia per abusi e malversazioni.

  • Spesa pubblica: riduzione delle risorse destinate ai mega-eventi sportivi a favore di servizi essenziali, sotto lo slogan “ospedali, non stadi”.

Patrizia D'Antonio

Grazie all’incontro con Alberto Manzi, a cui ha dedicato la propria tesi di dottorato e di cui è stata collega, ha intrapreso la carriera di insegnante, occupandosi di sperimentazione didattica delle lingue in Italia e all’estero, prima di trasferirsi definitivamente a Parigi. Ha pubblicato, di recente, Donne con lo zaino. Vite in cammino (Elliot, 2023), basato sul blog omonimo.

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