Rose e cemento

Loredana si reca in Romania per accompagnare la sua amica Elvira. Partono in cinque, sono donne diverse ma in comune hanno la gioia di vivere e di incontrarsi. Mi invia alcune foto e le chiedo di raccontare qualcosa per il blog:

Elvira per anni ha fatto la badante a casa di Lia, un’altra di loro cinque, prima alla mamma e poi al papà… Li ha accompagnati fino alla soglia, prima l’una e poi l’altro. Ormai da anni non ci sono più. Ma Elvira e Lia hanno continuato ad abitare insieme, più o meno come due sorelle. Una favola contemporanea…

Ma non era iniziata come una favola, bensì con una coltellata. Una coltellata vera, non per modo di dire, una coltellata nel fianco di Elvira da parte del suo compagno di allora, in Romania. Il padre di Elvira ha capito la gravità non solo del presente, ma del futuro di Elvira, e ha messo la figlia su un pullman per l’Italia, per farla sparire dalla Romania.

Elvira è arrivata in Puglia con un buco nel fianco, senza sapere una parola di italiano.  Sembrava poco più di una bestiolina impaurita, sconvolta e totalmente disorientata. Non conosceva il valore dei soldi, né quelli che dava né quelli che prendeva. Era tutta incurvata e le poche parole, spesso incomprensibili, le diceva con la testa bassa in diagonale e poi rivolta verso l’alto. Era molto disorientata, ma anche molto molto disorientante. Ma era una lavoratrice. Una grande, instancabile lavoratrice.

Ci sono tanti altri aspetti in questa storia: la cultura salentina tendenzialmente accogliente, riservata e magnanima come la Magna Grecia, ma poi, come in tutti piccoli paesi e come in tutti i piccoli cuori retrivi di ogni dove le cose cambiano se le cose cambiano troppo. Ed eccedono di troppo le normali aspettative….

Finché tutto si limita all’obolo che il padrone o la padrona di buon animo dà al suo inferiore tutto va bene e fa star bene tutti. Ma tutto cambia e volge all’insopportabile se l’inferiore non è più inferiore e il padrone o la padrona non si comporta più da tale, tende a perdere la sua dignità padronale, apre squarci di visibile fragilità e si espone allo scandalo di una reciprocità reale con l’inferiore…

Tutto cambia e tutto viene triturato dal pettegolezzo, dal pregiudizio, dal fastidio insopportabile di vedere oltrepassare i limiti oltre il prevedibile. Le malelingue si mettono all’opera, operando per il malessere e il malumore, e una sorta di invidia strisciante per il fatto che alla disparità dell’azione caritatevole si sia sostituita una amicizia paritaria, non esente dai normali rischi di ogni relazione, ma che ha comunque reciso per sempre l’asimmetria inferiore/superiore.

L’invidia populista mozzica il proprio stesso cuore e azzanna il cuore degli altri, con la determinazione di chi infine legittima ogni persecuzione. E tutto volge al nero, mettendo a nudo il fatto che l’apparente magnanimità era solo una vernicetta di smalto scadente…Ma l’amicizia è stata più forte delle maldicenze. Per anni Elvira ci ha detto che una volta dovevamo andare a casa sua in Romania

E ora è arrivato il momento!  Siamo partite da Lecce ed eccoci qui. Raffaella mi chiede di inviarle foto ed impressioni ed io le scrivo su whatsapp in ordine sparso:

Inizio con inviarle le foto del Monastero e Grotta di Sant’Andrea:
nei buchi nella roccia i fedeli lasciano bigliettini con desideri, preghiere e monete…

Nastri colorati davanti al Mar Nero, per la pace….

Gli uomini rumeni hanno camicie a scacchi messe su altre camicie a scacchi, e sopra le camicie a scacchi giacche di tute acetate.

Oggi a colazione il latte stava in una tanica (di latte) che sembra una tanica di benzina. E la marca del latte è “Zuzu”

E ieri sera a tavola c’erano coca cola e aranciata dentro bottiglie alte due volte le nostre di quelle grandi, alte e cicciotte, che sembravano due missili.

……e ci credi che confiniamo con l’Ucraina…? e io non me ne ero resa conto, siamo ad appena 200 km

L’acqua si chiama ZIZIN

E la birra CiUCC

È una acquasantiera. Messa davanti l’ingresso di una chiesa ortodossa…

 

Anche questa è una acquasantiera…. ma in questo caso si può anche bere.

La Romania è un paese che ne ha passate tante, e questo trasuda dai palazzi, dalle costruzioni arrangiate, dai tubi che fuoriescono da ogni dove, dai visi delle persone…Sono passati da un regime socialista a una repubblica e hanno visto e vissuto prima i danni dell’uno e poi dell’altro.

Gente sbattuta da una parte all’altra con la loro povertà e le sue illusioni….

Non è un viaggio facile, e molto spesso mi sento il cuore rotto, eppure sento che è utile….

Viaggiare comporta dei rischi…a tratti posso avvertire la sensazione di una angoscia concreta di come il mondo mi possa totalmente sovrastare, affamato e povero, oppure con le sue profonde enormi distorsioni ingovernabili. Cominci con lo stupore per le diversità… poi c’è un dolore…. un parlamento dentro la testa che si chiede il come, il perché e come e perché sia possibile e come e dove trovare una moralità. Ma poi devi in qualche modo arrenderti, osservare senza giudizio, entrare nel pulviscolo, ridimensionare l’emotività e fare il poco che puoi ma farlo, stare nei binari della simpatia umana.

Starci.  Saper stare, nel flusso di cose e persone.

Matasse di fili elettrici, che spesso collegano casa a casa.

Tubi che spuntano dovunque, come interiora edili non governate

Tubi di tutte le dimensioni, tubi gialli, tubi neri, tubi bianchi.

Molte case sono una sorta di evoluzione di quelle che erano baracche.

La famiglia di Elvira ha preso la casa dove vivono ora quando non aveva pavimento ma solo terra… e il bagno stava fuori, ma poi l’hanno costruita pezzo a pezzo,  ampliata e a loro modo abbellita.

Ma i tubi escono da tutte le parti…

Interrogo la gente:

Sotto il regime comunista:

-c’erano i soldi, avevi la casa, ma non si trovava niente”

-cioè?”

-non c’erano le uova

⁠-a mezzanotte facevi la fila per avere il latte per la colazione della mattina dopo” “

– ⁠e te ne davano un litro solo”

– ⁠mancava tutto

– ⁠e non potevi uscire dal paese

– ⁠così alla fine ci sono state manifestazioni e Ceausescu voleva scappare, ma l’hanno preso

– ⁠e che è successo?

– ⁠l’hanno ammazzato

– ⁠chi lo ha ammazzato?

– ⁠lo hanno fucilato

– ⁠chi lo ha fucilato?

– ⁠l’esercito

– ⁠l’esercito stesso si è girato contro Ceausescu?

– ⁠si

– ⁠poi è venuta la Repubblica, ed è stato peggio.

– ⁠hanno venduto tutto

– ⁠tanta Mafia

– ⁠e non c’era più lavoro

– ⁠e semmai lavoravi per pochi soldi

-tutti hanno cominciato ad andare fuori

-qui non siamo come voi

-voi siete tirchi

-tutti, dopo Ceausescu, hanno voglia di vivere e comprare e spendere. Vivi una volta sola!

-voi risparmiate. Noi no

Ecco

Dopo aver fatto le file di notte per mezzo litro di latte per la colazione dell’indomani ora hanno taniche di latte da due litri. Enormi bottiglie di Coca Cola che io non ce la faccio a sollevare per versare. Enormi televisori. Bagni piastrellati fino al soffitto. Piccoli scranni come sedie intorno al tavolo della cucina.

Una casa interamente costruita con le loro stesse mani, edificio unifamiliare di proprietà, tutta loro,

Una casa che ha sembianze di villa, assediata nel suo perimetro da carriole, miscelatori edilizi, frigoriferi da bar abbandonati.

Tubi. Diversi giri di fili elettrici che attraversano alti cespugli di rose, bellissimi alberi di noci e ciliegi, e poi collegano casa a casa.

Non so perché vi sono molti cani randagi…… anche se mansueti…

Le rose in Romania sono sorprendenti.

L’occhio si ferma sui petali rosa caduti sul grigio massetto di cemento.

Intere rose rosse brillano nel sole della primavera rumena tra liane nere di una matassa di fili elettrici neri.

Le rose sono endemiche ed esplosive e vivono e fioriscono anche attraverso fili elettrici e cemento, in un’opposizione straniante, obbligati a una vicinanza stretta.

Colori forti e vivi (grandi rose rosse, rose arancioni, rose rosa) di petali delicati, di fragili nobili fiori, ma continuamente fiorenti verso colori smorti su materia inerte, forte e deteriorabile. Cemento, calcinacci, tubi, ferro arrugginito.

 I bagni piastrellati fino al soffitto non fanno traspirare i muri. Errori. Voglia umana di riscatto e iniziativa, mani operose di edilizia volenterose, ma non competente, muri che non traspirano e purtroppo un insopportabile odore di fogna che risale a causa di qualche gomito di tubo messo male.

Nessun mattone dorato può cancellarne l’odore,

Nessun televisore enorme può cancellare la voglia di scappare via.

E lasciare anche quelle rose incredibilmente sane e profumate.

Un profumo dolcissimo e antico, in Italia diventato rarissimo.

Di pietra nera è anche la lupa col muso cattivo al centro della città di Constanta, con sei tette oblunghe piene di latte che allatta i due bambini che ogni italiano riconosce gioioso come propri antenati. Ma io provo imbarazzo al muso della lupa che mostra i denti e che sta li in segno di conquista.

Ci hanno messo la lupa i vecchi conquistatori romani arrivati fin qui? Perché non l’hanno tolta?

Mi sveglio di notte per un odore forte di detersivo.

Sono le lenzuola con cui dormo, con il calore del corpo emanano di più l’odore dell’ammorbidente.

Anche l’ammorbidente è un segno di “libertà” conquistata.

Non c’era niente. Ora hanno Coca Cola, ammorbidente, grandi televisori.

Tre elementi che io ho cancellato da anni dalla lista della spesa e dalla vita, non ho nemmeno la televisione. Per scelta.

Ma l’istinto si ribella per sua natura più “istintiva” al divieto.

E costruisce poi – per istinto- un’idea di libertà farlocca e fasulla.

Si vive una volta sola.

Meglio consumare?

Loredana Tamburrano

Author: ragaraffa

Blogger per passione e per impegno, ama conoscere e diffondere le voci delle donne che cambiano.  

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