Dal villaggio al Village

Anna D, Rotondi (AV), Londra, Valtellina, New York

Anna è nata a Rotondi, un piccolo centro in provincia di Avellino. Si è iscritta all’università nel ’69, in piena contestazione. Aveva scelto l’Orientale di Napoli, voleva studiare Lingue per avere l’opportunità di viaggiare. Durante la prima visita all’università, aggirandosi per l’atrio e le aule, vide che era tutto bruciato, si sentiva un po’ persa, poi notò una porticina vecchia con sopra scritto CIP. Le dissero che la sigla stava ad indicare Centro Iniziative Politiche, varcò la soglia e per lei quello fu davvero l’ingresso nella piena battaglia di quegli anni. La protesta in Campania cominciò nel ’69,  un anno dopo il maggio francese e Anna frequentò l’università respirando a pieni polmoni il vento della rivolta. 

Con il  primo presalario, si recò a Londra: Piccadilly era un po’ il centro del mondo in quegli anni di beat, Mary Quant, minigonne, Carnaby street. Migliorò il suo inglese e, dopo la  laurea, andò a lavorare in Valtellina, luogo scelto per andare via da casa, allontanandosi dal suo paese che considerava un po’ stretto per le sue esigenze di libertà. Fu una bellissima esperienza, lavorò duramente e divenne la rappresentante sindacale degli insegnanti di lingue straniere,; strinse tante amicizie per quattro anni, finché decise di ritornare a casa, pressata dai compagni che ritenevano necessario il suo lavoro politico al Sud.

Mi parla dei continui viaggi effettuati durante il suo lavoro di docente, i frequenti gemellaggi all’estero, il  primo con l’aiuto della regione Campania. Sorride affermando che è stata lei ad inventare in quegli anni lontani l’Erasmus. Parallelamente all’insegnamento, continuò le sue battaglie politiche a Rotondi, il paese della Valle Caudina noto perché lì era avvenuta la disfatta dei Romani contro i Sanniti.  In quegli anni c’era il dibattito “Istituzioni sì o no?” Lei, che fino ad allora aveva militato nei gruppi extraparlamentari, optò per la prima opzione  e divenne la prima donna consigliere comunale del suo comune, si era nel difficile periodo post terremoto. In seguito entrò nella direzione del PCI, un po’ anche per le pressioni di suo marito, un ortodosso del partito, che premeva perché lei avesse dei rigorosi riferimenti politici. La sua ultima legislatura è stata nei primi anni 2000 quando, un po’ delusa, ha lasciato la politica attiva, accorgendosi poi che per lei la militanza era una vera e propria passione da cui non riusciva a distanziarsi.

Anna si commuove ricordando il suo compagno, tenero padre dei suoi due figli, fedele consigliere che le aveva fornito il suo appoggio incondizionato nel lavoro politico. Da quando, appena un anno fa, lo ha perso, Anna è sotto shock, vive un momento durissimo e sta cercando faticosamente di resettare la sua vita per ricominciare da sola. Cerca di reagire anche grazie ai due figli, entrambi creativi: uno, professore di Storia dell’arte e l’altra architetto che le hanno riempito la casa di quadri e opere d’arte. 

Lei, che scriveva lunghi  discorsi, che era in grado di  parlare a braccio durante conferenze e comizi per ore, sente adesso una grande stanchezza, ha lottato tanto contro la malattia del marito, ma adesso soffre per il grande stress emotivo vissuto e fatica a ricostruirsi. Mi lusinga sapere che pensa di farlo proprio a partire da questa intervista: è la prima volta, afferma, che parla senza scoppiare a piangere.

Via!- mi dice- questo sarà il mio ‘reset’- Da oggi ricomincerò a vivere a partire dal ricordo più importante della mia gioventù:

Uno zaino importante che le mie spalle hanno caricato è stato quello dei miei ventitré anni quando dovevo scegliere la tesi! Avevo modificato il mio piano di studi per inserire due esami di inglese nord-americano. Il romanzo di Kerouac “On the road” mi aveva illuminato! Volevo scoprire l’America! Chiesi alla professoressa di inglese di poter fare la tesi con lei e scegliere un tema. Dopo vari tentativi la scelta fu chiara: volevo approfondire la cultura americana contemporanea attraverso la stampa alternativa della nuova sinistra. Era il 1973 e tanti erano gli avvenimenti, anzi troppi! Dovevo necessariamente limitare il campo, cosa che feci. Titolo della tesi: “La stampa underground americana 1973”, sottotitolo “Grafica, pubblicità e repressione”. Non essendo argomenti storici, non c’erano pubblicazioni in merito e quindi avrei dovuto fare ricerche io sul posto; forse questa scelta fu dovuta più al desiderio di riempire il mio zaino e la tesi me ne stava fornendo l’occasione. Sì, dovevo partire per gli ‘States’ e contattare i protagonisti. Lo zaino si colmò di progetti e partii per New York. Il fermento era tanto, i movimenti di liberazione proliferavano e anche qui dovetti limitare il campo, anche per la difficoltà di entrare in contatto con l’ambiente underground. I temi che dovevo trattare per la tesi erano: il Golpe in Cile, il caso Watergate, la crisi energetica, la droga e i movimenti politici quali il Black Liberation Front, Women Liberation Front, Gay Liberation Front e altri. 

Incontrai al Greenwich Village vari giornalisti della stampa alternativa che mi diedero notizie inedite. Altri più importanti protagonisti, come Tom Forcade, erano stati oggetto della repressione del sistema e quindi erano all’estero o, peggio, ancora in galera. Il mio zaino man mano si riempiva e la mia tesi prendeva forma. Sarebbe troppo lungo descrivere le tante esperienze fatte durante le mie ricerche.

La tesi fu ben valutata ma, soprattutto, suscitò l’interesse di tutta la Commissione. Tra tutti i miei viaggi sicuramente questo è quello che più mi torna in mente, esso rimane nei miei ricordi più nitidi e significativi che il tempo non ha scalfito.

R.

Pubblicato da ragaraffa

Blogger per passione e per impegno, ama conoscere e diffondere le voci delle donne che cambiano.

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