Cammino di San benedetto, tappa 9

Proseguiamo il nostro cammino di San Benedetto dopo la benefica sosta a Orvinio da Carolina, Stefano e Sveva, in una calda mattina di giugno. Alla fine di ogni tappa, Raffaella afferma sconsolata: Non ce la farò domani a camminare ancora! La mattina seguente poi si sveglia, cura le vesciche con i provvidenziali cerotti e infila calzini e scarponi pronta per il percorso che ci aspetta. Così, anche questa mattina, prepara lo zaino dopo averlo buttato ai piedi del letto la sera prima scusandosi sconsolata per non avere più energie per sistemare il ‘cocuzzolo’ di panni ammucchiati che ingombra la stanza che condividiamo. Ridiamo di cuore pensando alla traduzione approssimativa in francese fatta per Anne della descrizione del percorso della nostra guida: “Passerete a fianco ad un ‘cocuzzolo tra ginestre fiorite e boschi di querce: un paesaggio indimenticabile”, recitava.

Anne è costretta a saltare la lunga tappa in discesa che ci aspetta oggi, piuttosto impegnativa per lei con la caviglia ancora gonfia. Resta ad Orvinio a riposare; gli amici la accompagneranno da Marzia, ‘amica del cammino’ che ci ospiterà stasera a Mandela. Usciamo dal paese salendo con una strada ripida verso il sentiero CAI, tra boschi e praterie dove pascolano vacche e cavalli, raggiungendo i 1.100 metri. Ci inoltriamo finalmente in una querceta prendendo il sentiero di San Benedetto indicato con il familiare segnale: la b con una crocetta sopra la stanghetta. Cominciamo la lunga discesa seguendo un dolce pendio circondato dai monti. Il cammino ci è ormai entrato nel cuore; continuiamo a stupirci della natura che ci circonda durante le ore di marcia. Apprezziamo l’armonia generata dal nostro passo che scandisce la scoperta dei luoghi attraversati con lo sguardo che ha il tempo di afferrare i colori di una farfalla, di riconoscere arbusti e alberi, di inebriarsi delle sfumature di verde. Ci sorprendiamo nello scorgere finalmente le case di Percile, il primo paese che incontriamo, incastrato nel fondovalle. Il nostro sentiero passa per La Posta di Civitella dove cerchiamo la fontana per riempire le nostre borracce. Sostiamo pochi minuti rinfrescandoci con l’acqua fresca; vogliamo fare una pausa più avanti per mangiare il panino che ci siamo preparate la sera prima con le specialità di Orvinio. Ottima scelta perché dopo un’ora circa di sentiero che corre in parte lungo un torrente e dove Raffaella incontra la prima biscia (presunta), sbuchiamo in un luogo incantevole: una splendida cascata di cui pregustiamo già da lontano la freschezza. Sostiamo per immergere i piedi nell’acqua che si rivela gelata tanto che desistiamo dall’idea di tuffarci ma che ha un effetto benefico sui nostri piedi accaldati e affaticati. Sostiamo poco più avanti per mangiare, nel Giardino dei Cinque Sensi, luogo attrezzato per far conoscere il Parco dei monti Lucretili. Proseguiamo ristorate camminando lungo un sentiero in salita tra ulivi e arbusti fino a Licenza dove incontriamo gli unici altri tre camminatori conosciuti a Orvinio. Approfittiamo ancora dell’unica fontana in mezzo alla piazza per riempire le borracce e bagnarci un po’ prima di affrontare l’ultima parte della tappa fino a Mandela. Consultiamo la guida prima di decidere tra le due varianti proposte non sapendo, ahimé, che una nuova edizione aggiornata era uscita dopo la nostra. Decidiamo così di prendere la variante bassa che ci avrebbe fatto evitare faticose salite nelle ore più calde. Dopo un’ora circa di cammino però sbuchiamo di fronte ad un torrente da guadare dove si perdono le tracce del sentiero. Cerchiamo i segnali avanti e indietro, passando più volte davanti una biscia (presunta) che sicuramente si sarà stressata più di noi che esploriamo cocciute i dintorni pensando di trovare il modo per raggiungere un sentiero per continuare. Alla fine ci arrendiamo e telefoniamo a Maurizio Forte, l’esperto del cammino in questa zona. Ci spiega che la variante bassa è chiusa dall’anno scorso come menzionato nella nuova edizione della guida e che non abbiamo altra scelta che tornare indietro. Chiamiamo allora Marzia per avvertire del ritardo e lei ci propone di venire a prenderci alla fine del sentiero (che dobbiamo ripercorrere in senso inverso) con il suo camper anche per poter accoglierci e parlare un po’ con lei prima di sera. Stanche morte accettiamo volentieri anche se con dispiacere per non aver potuto completare fino in fondo la tappa sui nostri piedi, ma sappiamo accettare l’imprevisto, anche questo fa parte del cammino…

Con la gentilissima e efficacissima Marzia ed il suo bel cagnone, percorriamo i pochissimi chilometri che ci mancavano; ci accoglie con grande simpatia e calore nella sua splendida casa, il cui piano terra è adibito a dormitorio per i camminatori. La parola dormitorio non rende la cura e i dettagli con cui ha reso questo spazio, dove possono essere ospitate fino a dodici persone, molto accogliente e confortevole. Nel patio di fronte al giardino della casa che si affaccia sui monti da dove vediamo il sentiero che avremmo dovuto percorrere, troviamo Anne, riposata e con la caviglia meno gonfia. Ci aspetta con una deliziosa cenetta fresca a base di pane pizza, prosciutto e melone, comprati a Orvinio. Ci godiamo la serata ammirando le stelle e ridendo delle avventure della giornata; riprendiamo il filo dei nostri scherzi e delle storie che ci raccontiamo in cammino ma andiamo a dormire presto per l’ultima tappa prevista l’indomani. Marzia ci ha raccontato la sua storia e il suo coinvolgimento nella rete degli amici del cammino; lei, suo marito ed altri hanno preparato la tappa da Mandela a Subiaco. Marzia è un altro prezioso incontro che il cammino ci ha regalato!

P.

Pubblicato da Patrizia D'Antonio

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2 pensieri riguardo “Cammino di San benedetto, tappa 9

  1. Vorrei farlo anch’io ma sono ancora troppo debole e poco allenata.ma sono sicura che non mancherà l’occasione. Siete bravissime ragazze ciao Raffa

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