Intervista a Dacia Maraini

Sono tante le donne del nostro blog: staffette partigiane e profughe curde, cantanti e portiere, ingegneri e dottori, giovani e anziane, europee e africane, americane e asiatiche. Sono donne che cambiano e che evolvono, donne che viaggiano e che stanno ferme, ‘radicanti’, stanziali o nomadi, donne sole o con grandi famiglie al seguito. In comune hanno la capacità di reinventarsi e di cambiare pelle, e, oggi come non mai, di resistere.

Resistere alle spinte che ci riportano al passato, a uomini violenti, ad una società ingiusta, ad un lavoro frustrante o sottopagato, alle pretese dei figli, dei mariti, degli amanti,  ma soprattutto a se stesse, per non distrarsi e riuscire a costruirsi uno spazio e a conservarlo.

Sono donne che raccontano e donne che leggono, donne che ispirano e che sono ispirate.

E poi…c’è lei… Dacia, la donna che è stata in grado di attraversare gli anni con la stessa grazia e lo stesso piglio, di girare il mondo con garbo e ironia, con lo sguardo aperto e critico, di raccontarci storie che ci hanno formato e che ci ispirano ancora.

Di lei abbiamo letto libri e interviste, assistito a spettacoli teatrali e a conferenze,  seguito i suoi reportage di viaggio, ma il suo sguardo acuto sugli avvenimenti non ci basta mai: vorremmo sempre sapere la sua sui fatti del mondo,  letture, storia e politica. Ci piacerebbe parlare con lei di amicizia, di donne e di viaggi, una messa a fuoco essenziale e originale per le amiche che ci seguono.

Ed ecco che si realizza un magico incontro in una notte marocchina: arriva Dacia, sempre dinamica e sorridente che interviene al Salon International du Livre a Rabat. Due giorni dopo la incontriamo nuovamente a Roma, “la scrittrice viaggiatrice” che presenta il suo libro “Sguardo a Oriente”. Le chiediamo il suo segreto per tanta vitalità e tanta bellezza: Dacia ha un’aura luminosa, una positività dell’anima: lavoro tanto, forse questo è il mio segreto!- risponde sorridendo. Vogliamo sapere di più del suo animo, dei suoi pensieri e della sua vita. Nasce così questa intervista:

  1. Guardando i libri di storia leggiamo poche avventure di donne viaggiatrici. nel nostro blog abbiamo ricordato Jeanne Baret nel Settecento, la prima donna ad aver compiuto la circumnavigazione della terra grazie al suo travestimento da maschio, Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di bari, Freya Stark, ritenuta a buon titolo la prima travel blogger, C’è qualche donna del passato che l’ha ispirata nella scelta dei suoi viaggi? Beh, sì, mia nonna, Joiy Crosse Pawloska, di padre polacco e madre inglese, che ha viaggiato per il mondo da sola, con uno zaino in spalla. E non era ricca. Usava i mezzi pubblici ed era spinta solo dalla voglia di conoscere e capire. Mia nonna ha anche scritto dei libri di viaggio e ora in Inghilterra è appena uscita una biografia su di lei.
  2. Quando il viaggio è inteso come scoperta e incontro del diverso, dell’Altro, fuori dai circuiti turistici dell’all inclusive, il rischio può essere un deterrente o comunque fonte di inquietudine. Hai mai avuto ripensamenti prima di intraprendere un viaggio? Una certa inquietudine o paura dell’ignoto? Un viaggio fatto per conoscere e non solo per svago, pone dei rischi. Non solo fisici, ma spirituali. Per esempio io mi sono trovata nella mia infanzia a dovermi confrontare con una cultura politeista e una monoteista. Due culture molto diverse ma che hanno segnato i popoli. La cultura giapponese, sebbene molto avanzata dal punto di vista della tecnologia e della modernità, è ancora legata a una idea di diffusione della divinità. Non c’è un Dio supremo e assoluto che impone la sua volontà, ma ci sono tante divinità che si trovano nella natura, negli spiriti, negli esseri umani, nella bellezza e nella giustizia.
  3. Donne con lo zaino è il titolo del nostro blog dove lo zaino è inteso anche come bagaglio metaforico del viaggiare nel nostro percorso di vita. Cosa porta nel suo zaino? Qual è secondo lei il bagaglio della donna viaggiatrice? Cosa è irrinunciabile per? Per me è importante portarmi qualcosa da leggere. Senza libri sarei persa. Prima ero sempre in angustia perché i libri pesano e non potevo portarne molti. Oggi, anche se continuo a preferire i libri cartacei, mi porto dietro il tablet con un centinaio di libri e mi sento più tranquilla.
  4. Se potesse tornare indietro nel tempo c’è qualcosa che cambierebbe della sua vita? Rimpianti o rimorsi? Per me non cambierei nulla. Ho avuto una vita piena di cose, ricca di eventi, anche se dura e dolorosa, soprattutto nella prima parte. Per quanto riguarda il mondo, mi chiedo se tornando indietro non potremmo evitare il nazismo, le vittorie di Hitler, la Shoa e la morte di tanti innocenti.
  5. Il termine sorellanza è abusato ultimamente ma se intendiamo la solidarietà e la capacità di fare rete fra donne ci sentiamo tutte subito coinvolte e sappiamo cosa questo significhi nella nostra vita quotidiana e nella costruzione di progetti comuni. Quanto conta per lei il desiderio di gioire, confidarti, affidarti, ad altre donne? Cosa significa essere femminista oggi? Secondo me significa prima di tutto stare dalla parte delle donne che subiscono ingiustizie e soprusi. Il concetto di sorellanza è un valore importantissimo su cui ha puntato il femminismo. E anche se non viene praticato come dovrebbe è un valore acquisito e questo aiuta le donne a essere solidali, anziché nemiche, come vorrebbe la cultura patriarcale.
  6. Nei tuoi ultimi libri hai affrontato il tema del “triangolo amoroso” vissuto in modo quasi gioioso, grazie all’amicizia tra le protagoniste, quanto si differenzia dal concetto di coppia aperta degli anni ’70? E quanto si avvicina al poli-amore contemporaneo? Non penso all’affetto che lega due donne (vede che già il linguaggio ci indica la profonda misoginia di una antica cultura: non esiste una parola per dire l’amore fra sorelle, mentre esiste l’amore fraterno) in termini ideologici. Penso che l’amicizia fra donne sia una conquista storicamente importante. Quando le donne si alleano e diventano solidali riescono a cambiare le cose, altrimenti, mettendosi le une contro le altre, le peggiorano. Ed è stata per secoli, anzi per millenni la storia delle donne nella società patriarcale.
  7.  Sappiamo che proviene da una famiglia di scrittori e che ha cominciato a scrivere sul giornale della scuola, a Palermo, all’età di 14 anni, ma oggi che è famosa e letta in tutto il mondo, cosa è cambiato? Qual è il suo rapporto con la scrittura oggi nel senso dei destinatari, delle modalità e dei motivi per cui scrive? Qual è la pulsione, la motivazione che la fa scrivere? Cosa glielo rende necessario? La motivazione è semplice e banale: scrivo per il piacere di scrivere. Non ho altre motivazioni. Senza scrivere mi sento persa. Ma anche senza leggere. Sono le mie due attività principali.
  8. Secondo lei quali armi possono utilizzare oggi le donne per rivendicare il loro ruolo all’interno della società e, soprattutto, conservare i diritti acquisiti (nulla è dato una volta per tutte)? Quali percorsi intraprendere per le donne di quei Paesi la cui conquista dei diritti e delle libertà sono soffocate da regimi totalitari o comunque responsabili di norme e pratiche maschilisti? Chiaramente per i regimi tirannici e fanaticamente misogini è moto difficile. Penso alle poche donne che hanno avuto il coraggio di protestare, anche solo esponendo su un bastone il proprio velo, rimanendo a testa scoperta, che sono state arrestate e portate in prigione, quando non addirittura frustate in pubblico. Ma pure la protesta, soprattutto se numerosa, crea problemi al potere. Infatti la punisce severamente, ma proprio quella punizione ci fa capire quanto sia pericoloso per il potere tirannico avere degli oppositori.
  9. Quale consiglio darebbe sulle priorità  da seguire ad una giovane donna che si affaccia a costruire la sua vita? Se si tratta di una donna che vive in un paese democratico consiglierei di capire se stessa, le proprie passioni e coltivarne una, con determinazione e fiducia nel futuro. Come ho detto viviamo in una società fluida e universalistica. Bisogna avere una forte competenza per sopravvivere.
  10. Tra i tanti viaggi e soggiorni che ha effettuato, quale l’ha marcata di più e perché?Non lo so. Non amo fare graduatorie. Amo viaggiare e ogni volta trovo qualcosa che mi arricchisce e mi fa pensare.
  11. Chi e com’è la sua compagna (o il suo compagno) di viaggio ideale? I compagni di viaggio ideali sono quelli spinti dalla curiosità, pronti ad accettare scomodità e sacrifici per scoprire e capire. Sono stata molto bene in viaggio con Moravia e Pasolini, proprio perchè non si stancavano mai e non pretendevano di trovare le stesse comodità di casa propria nei paesi che visitavamo.
  12. Fin dall’infanzia è stata impregnata di multiculturalismo e ha vissuto la condizione dell’essere Altrove o comunque della viaggiatrice. Quanto il viaggiare e vivere altre culture ha segnato anche la sua scrittura e la sua vita? Credo di avere già risposto a questa domanda. Il viaggio per me è un processo di conoscenza. Si rischia in viaggio, ma non fisicamente, quanto intellettualmente, perché ci si trova a confrontarsi con culture e abitudini diverse. Bisogna essere disponibili, aperti e pronti ai confronti per essere un buon viaggiatore.

Invitiamo le donneconlozaino ad ascoltare dal vivo Dacia domani sera, al LETTERATURE – Festival Internazionale di Roma, nella splendida cornice del Palatino, saprà incantarci e stupirci come sempre. Noi saremo in prima fila.

R & P

https://culture.roma.it/festivaldelleletterature/serata-14-luglio/

Pubblicato da Patrizia D'Antonio

Blogger, writer, teacher, traveller...what more? I love to meet and share with people. In my spare time I like reading, swimmming, cycling, listening and playing music . I was born in Rome but I live in Paris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: