Il sorriso è la mia vocazione

Suor Charlotte, Lomè (Togo)

Sono nata a Lomé, in Togo, come i biscotti Togo – mi dice  Suor Charlotte mentre scoppia in una risata fresca  e prolungata. Riderà spesso nel corso della nostra conversazione, e ribadirà più volte che  il sorriso è ciò che vuole che gli altri vedano in lei per prima cosa, perché possa aiutarli a risolvere problemi ed a sopportare le angosce della vita.

La mia era una famiglia cristiana, eravamo molto uniti nella preghiera che  ci riuniva due volte al giorno. Quando ci vedeva un po’ giù perché stanchi o affamati, mia madre ci consolava: “Voi siete ricchi perché avete Gesù”. A volte se vedevo gli altri bambini che mangiavano, lei mi spronava ad andare in camera e a dirlo a Gesù che mi avrebbe consolato. Incredibilmente,  seguivo il suo consiglio  e la fame svaniva, avevo fiducia nelle parole di mia madre e smettevo di pensare al cibo.

Quando avevo cinque anni è nata la mia sorellina, questa volta la gravidanza di mamma era buona . Io ho detto a me stessa che lei non avrebbe dovuto affrontare i problemi che avevamo affrontato noi, mi sono ripromessa che lei avrebbe avuto una vita migliore della mia. 

Mi sentivo responsabile della povertà dei miei genitori, e dentro di me mi dicevo sempre che dovevo in qualche modo lavorare per riuscire a ripagarli per ciò che avevano affrontato per causa mia. Andavo a scuola, allora non era facile, molti chilometri all’andata ed altrettanti al ritorno a piedi. Nel pomeriggio andavo nel bosco a raccogliere la legna che poi rivendevo. Nel fine settimana e durante le feste andavo a lavorare come cameriera: lavavo, stiravo, pulivo.

Mio padre aveva ripreso a lavorare finché non si è rotto il femore e mio fratello ha interrotto gli studi per aiutare la famiglia e impedire che noi sorelle dovessimo sposarci giovani. Nel mio Paese si usava a l’epoca sposare le bimbe intorno ai dodici anni e lui non voleva un matrimonio forzato per noi. Anche mia madre ha iniziato a lavorare come cameriera, e in qualche modo abbiamo tirato avanti.

Quando ho compiuto 19 anni ho incontrato un ragazzo e il pensiero di avere una famiglia e dei bambini mi piaceva, anche se in fondo al mio cuore avevo cominciato a sentire il richiamo per diventare suora, da nove anni ormai. Quando questa idea faceva capolino nella mia mente, la scacciavo, pensando che se lo avessi fatto non avrei mai potuto aiutare la mia famiglia.

Ho conosciuto un ragazzo ricco e buono, tutto era pronto perché le rispettive famiglie si conoscessero; più volte mio padre mi ha chiesto se ero sicura della mia scelta dato che quando le famiglie si conoscono è un momento cruciale per tutti, non solo per gli sposi. 

Alcuni giorni prima della data del fatidico incontro, ho cominciato a tentennare. Mi recavo in chiesa e sentivo sempre più forte una voce che mi diceva: “Seguimi, Charlotte!”, ma non volevo, non potevo fare questo, anche se il mio padre spirituale mi diceva che la scelta dipendeva solo da me.

 Io amavo moltissimo i bambini e volevo metterne al mondo alcuni, come potevo non sposarmi?

Una notte ho sognato che mi trovavo in mezzo ad una moltitudine  di bambini , li accompagnavo a scuola, erano tutti vestiti di bianco, ero felice e ho sentito una voce che mi diceva:- “Vedi Charlotte, quanti bambini? Sono tutti tuoi!”

Al risveglio ho capito che avrei rinunciato ad avere dei figli miei ma ne avrei avuti moltissimi.

Le famiglie, quella  mia e del mio promesso sposo, avevano fatto i preparativi della cerimonia, il giorno prima ho convocato un prete, i miei genitori e i miei suoceri. In ginocchio, ho  chiesto il loro perdono e gli ho dato la notizia che il matrimonio era annullato. Grande è stata la delusione di tutti, ma  io ero serena.

Ho iniziato subito a frequentare  tutti i sabati le  suore francescane , c’era un orfanotrofio dove  io incontravo i mie bambini, quelli del sogno, durante la settimana lavoravo per mettere dei soldi da parte.

Le suore non sapevano della mia vocazione, ma mi osservavano,  avevo sempre il sorriso sulle labbra, un giorno la madre superiora mi ha chiamato: “Charlotte, hai la vocazione?

No, vengo per i bambini che amo tantissimo!”

Lei mi ha dato un libricino che parlava di san Francesco chiedendomi di farne un riassunto dopo averlo letto.

Quando sono tornata da lei le ho detto: ” San Francesco era ricco e ha lasciato tutto per seguire Gesù, io no sono ricca ma posso seguire il suo esempio”.

Solo allora ho accettato la mia vocazione e ho cominciato a frequentare tanti seminari, e a conoscere altre congregazioni.

A 24 anni sono entrata in convento, dopo cinque anni ho preso i voti. Sono stata mandata in missione in Italia,  in provincia di Milano, dove mi trovo tuttora. Il mio mandato è in una casa di riposo dove effettuo con impegno assistenza familiare e spirituale. Il 2 ottobre del  2015 ho preso i voti perpetui, a Sant’Ambrogio, a Milano.

Nel 2016 la casa madre mi ha chiesto di riprendere gli studi e ho cominciato a frequentare il liceo serale dalle 17:30 alle 22:30 , tutti i giorni. Ora frequento l’Università.

La mia famiglia adesso vive tranquilla, sento mia madre tutti i giorni, mio fratello e mio padre sono morti, le mie sorelle sono sposate e ho tanti bei nipotini.

Manco dal Togo da cinque anni ma io e i miei familiari siamo collegati sempre, anche attraverso la preghiera.

La mattina lavoro, il pomeriggio e la sera studio, mi impegno anche nell’ oratorio, questa è la vita che volevo: essere utile al prossimo.

 Quando i miei compagni di università mi incontrano e mi  chiedono come sto, io rispondo sempre che sto benissimo, aggiungendo che i vivi devono sempre sentire qualche dolore, così si sa che si è in vita.

Non so dove mi porterà la mia prossima missione, ma sono fiduciosa, il sorriso è la mia vocazione e sarà sempre con me. Vivo ogni momento della mia vita come il dono ricevuto da parte del Signore con  tanta   gioia. 

Suor Charlotte

R.

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