Estremadura: una scoperta

Sono partita per l’Estremadura per il progetto Erasmus+ EDA’N’EDA, dedicato ad attività di formazione e job shadowing nell’ambito di esperienze digitali avanzate nell’educazione degli adulti. Da colleghi spagnoli avevo avuto la conferma che a Caceres, dove sarei stata ospitata con altri colleghi provenienti da diverse regioni italiane, c’è un polo molto avanzato in questo settore. Oltre al lavoro però ero curiosa di sapere quali attrazioni offrisse questa regione per me sconosciuta e ho cercato informazioni: ho saputo così che è patrimonio dell’Unesco per il suo casco antiguo. Felice di partire alla scoperta della regione ‘estrema’ di un Paese che amo molto e dove mi sento sempre come a casa, ho iniziato il viaggio con grandi aspettative.

Domenica scorsa, all’areoporto di Madrid ci siamo incontrati: io, Paola e Marisa provenienti da Roma, gli altri colleghi da Catania, Firenze, Milano, infine Jesùs e Evangelina, i nostri project manager di Aupex, coordinatori e organizzatori del programma per Egina. Il gruppo si è affiatato subito e siamo partiti con il pullmino per Casar de Caceres attraversando un bel tratto di Spagna verso il Portogallo. Le quattro ruote sono ancora indispensabili non avendo treni adeguati per coprire in tempi affidabili i 320 km che ci separano, ci informano i colleghi spagnoli. All’arrivo ci aspettava già uno di quei cieli color rubio tipici dell’estremadura dove il sole, in questa stagione, sembra scendere lentamente all’orizzonte. Abbiamo visitato la cittadina e gustato tapas locali tra cui il formaggio tipico prodotto dalle tantissime fattorie dove pecore e mucche vengono allevate nei pascoli intorno.

Nei giorni seguenti il programma fittissimo ci ha sottoposti a ritmi intensi di lavoro, incontri, spostamenti. Abbiamo avuto l’opportunità di entrare nel vivo delle attività realizzate nei centri che si occupano di alfabetizzazione digitale incontrando professori, coordinatori, studenti. Dal nostro centro di accoglienza Creofonte a Casar siamo partiti per Moraleja e incontrato José che, nel laboratorio Circular FAB, forma giovani, disoccupati e soprattutto donne in cerca di un lavoro e di una formazione digitale indispensabile in Spagna anche per presentare un CV o interagire con l’amministrazione pubblica. In questa regione rurale infatti si cerca, attraverso un grande ventaglio di formazioni, di combattere lo spopolamento dovuto ad un alto tasso di disoccupazione. Il fruitore tipico di questi corsi mediamente è una donna disoccupata tra i 35 e i 54 anni che vive in campagna, con scarsa istruzione e spesso analfabeta digitale. L’evoluzione di questa rete riflette la storia un po’ generale ma più emblematica in Estremadura: fino agli anni ’90 nessuno aveva connessione né internet; la prima fase degli investimenti progettuali e finanziari della regione ha quindi avuto come primo obiettivo di creare centri dove si potesse in modo capillare fornire devices e accesso al web. In questi venti anni, ci spiega Evangelina, accogliente e competente manager di Aupex, dai pochi collaboratori all’inizio, si è passati ad una numerosa equipe disseminata sul territorio con abilità tanto tecnologiche che relazionali-comunicative. La metodologia usata è infatti quella di insegnare ad imparare nel campo della tecnologia, di andare incontro flessibilmente ai bisogni specifici della popolazione rurale alla quale si rivolge questo servizio, sempre tenendo conto delle capacità di ciascuno. Per questi obiettivi ci vogliono formatori e formatrici competenti anche nel saper stabilire relazioni umane solidali. E di capacità relazionali ne hanno da vendere qui: siamo sempre stati accolti con amicizia, simpatia e disponibilità. I momenti informali di incontro, unas tapas, una cerveza, un churro con café con leche sono stati importanti per capire ed immergerci nella cultura locale tanto quanto le riunioni di formazione.

Nei giorni seguenti, aspettando un’ondata di calore che in questa regione estrema fa paura per le alte temperature che può raggiungere, visitiamo il centro di Calamonte e l’Universidad Popular (Mérida), due CEPA (Centro de Educaciòn de Personas Adultas, il “M° Martin Cisneros” e l'”Abril”, à Caceres e Badajoz), altri centri Aupex NCC (Plasencia, Badajoz, FABLAB a Moraleja), una Casa de la Mujer di cui parlerò più ampiamente in un altro articolo. In questa incredibile rete, la sinergia di interventi per la promozione culturale e formativa a scopo professionale e ricreativa è potente perché legata davvero al territorio: progetti sostenuti dai municipi locali, dalla regione e da fondi europei permettono agli abitanti di cittadine e paesi di usufruire di laboratori di alfabetizzazione digitale, cinema all’aperto, concerti o corsi di ginnastica e lingue.

Non pensiate però che l’Estremadura sia una regione da visitare solo per le sue risorse tecnologiche ed ecologiche. Viaggiando vediamo infatti zone molto vaste di pannelli solari; Jesus ci spiega che Estremadura è la prima regione produttrice di energia elettrica con risorse naturali con un rapporto di uno a tre rispetto alla seconda regione.

Per mia sorpresa ho scoperto un’area della Spagna dove è piacevole viaggiare e soggiornare sia per le bellezze naturali che artistiche. A poca distanza da Casar c’è un concentrato di cittadine patrimonio dell’Unesco: Caceres (location di Game of Thrones), Merida (provincia romana imperiale di grande interesse archeologico), Elvas (che si trova in Portogallo appena passata la frontiera) città fortificata, uno dei più grandi esempi nel mondo di questo tipo di mura. A poca distanza la cittadina di Badajoz ci sorprende con la sua Alcazaba del XII secolo e la più grande in Spagna con i suoi otto ettari.

Per gli amanti della natura infine viaggiare nei dintorni permette di esplorare un ambiente protetto molto particolare chiamato la dehesa, una prateria formata da specie vegetali capaci di resistere ad un clima mediterraneo-continentale dalle punte estreme di caldo e siccità estive al freddo invernale. Un ecosistema ideale per la pastorizia e l’allevamento le cui risorse sono ancora studiate per valorizzare i piccoli imprenditori locali. Ad esempio si ricerca come usare la resina di pino a scopi cosmetici o in medicina naturale. Verso le nove e mezza di sera, dopo il lavoro e diminuita un po’ la temperatura, riusciamo a visitare velocemente il limitrofo Parque Nacional Monfragüe, un vero paradiso per gli ornitologi che possono qui osservare avvoltoi, cicogne nere, aquile impérial e altri uccelli che nidificano sulle rocce. Le cicogne bianche ci hanno accompagnato per tutto il viaggio perché, ormai stanziali a causa del cambiamento climatico, sono diventate l’emblema di queste città. Por San Blas, la cigüeña verás, y, si no la vieres, año de nieves, cita Ruben il professore che ci fa da guida a Mérida mentre parlavamo di proverbi che testimoniano il cambiamento climatico con la loro inattualità. Se le cicogne tornavano normalmente a febbraio dalle loro migrazioni verso i Paesi caldi, da anni non partono più a causa delle ormai miti temperature invernali. Le osserviamo punteggiare la città con i loro nidi sui campanili delle chiese, sull’acquedotto romano e sui tetti dei vari palazzi mentre le sentiamo battere i lunghi becchi, richiamo e saluto per questi grandi uccelli che ora stanno nutrendo i loro piccoli.

La settimana è passata velocemente e cerco di sistemare gli appunti per la disseminazione del lavoro ma soprattutto riguardo e seleziono le fotografie scattate per fissare nella mente gli scorci e le bellezze dei luoghi visitati: la Plaza Alta di Badajoz con la sua muraglia, Mérida con il suo teatro romano ancora in uso (a luglio suonera’ anche Luigi Einaudi tra i tanti artisti), il tempio di Diana e l’arco di Traiano. La statua della lupa poi ci ricorda definitivamente l’origine romana di questa città fondata nel 25 a.C. da Augusto che diede questa terra ai soldati veterani (gli emeriti) delle legioni V e X legioni (Alaudae e Gemina). Capitale della Lusitania, era una città ricca che si trovava sulla rotta de la plata dalla Cantabrica alla Betica.

Infine Caceres con le sue torri, le mura, l’Arco de la estrella e la Plaza Mayor, la iglesia de San Jorge, il Palacio de Los Ovandos e il palazzo dove si dice che abitino i discendenti di Montezuma. Leggenda? Certo è che passando nelle varie strade dalla toponomastica di personaggi quali Calle Pizarro e Calle Cortèz ci si ricorda quanto la ricchezza delle conquiste in Sudamerica si siano trasformate in bellezze architettoniche e artistiche qui in Spagna.

Un ultimo giro prima di lasciare l’Estremadura lo dedichiamo ad assaggiare le specialità del luogo: jamòn iberico, tarta del Casar (il buonissimo formaggio locale), solomillo, paella, incluso il bellota, il liquore a base di ghianda, ed agli acquisti di artigianato locale. Nel Casco Viejo passiamo la nuestra ultima tarde in un giardino-bar di un locale che oggi accoglie il concerto dei Castor Head, gruppo spagnolo di musica country. C’è aria di festa e non solo perché è venerdi sera ma anche perché inizia la Feria di Mayo: ogni occasione è buona per fare la festa qui commenta Jesus, il nostro fantastico collega e guida locale.

La settimana dedicata a questo viaggio volge al termina; l’affiatato gruppo dei colleghi si separera’ all’areoporto dopo l’ultimo viaggio in pullmino ma i luoghi e le esperienze mi resteranno impresse per sempre.

Un altro soggiorno in Spagna che mi ha marcato per la facilità nell’incontro umano e lo scambio, la familiarità con una cultura tanto simile, una lingua che adoro e una nuova regione che mi ha sorpreso per la ricchezza culturale e la bellezza. Grazie a tutte e a tutti coloro che hanno reso questo soggiorno ricco e intenso.

P.

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