Tastiere e pantaloni

Volevo i pantaloni…- afferma Valentina dopo avermi raccontato le discriminazioni e le difficoltà di una donna nel mondo della musica pop. Professionista competente e preparata, è la prima donna ad aver suonato come solista nella sezione ritmica al Festival di Sanremo 2022:

Non ti sembra incredibile che in settantadue anni di Sanremo non ci sia stata nessuna donna con questo ruolo? Sono principalmente una pianista, ma ho ampliato le mie competenze suonando anche le tastiere proprio per necessità lavorative. Nel settore musicale si tende a scegliere chi ha un maggior raggio di competenze ed inizialmente ho adeguato le mie conoscenze per questo motivo. In un secondo momento ho scoperto che in questo lavoro è difficile che qualcuno dia il ruolo di pianista ad una donna, esponendola ad una responsabilità che viene considerata eccessiva e meglio gestita da uomini più esperti. Con le tastiere, invece, che spesso in orchestra sono due o tre, “gestire le responsabilità” diventa più semplice.

Ad oggi esistono ancora molti pregiudizi che danno adito a credere che ci siano ruoli prettamente femminili e altri prettamente maschili. Il violino e i cori, per esempio, sono strumenti “da donne”…possibilmente carine, soprattutto per la televisione. Batteria, basso, chitarra, pianoforte e tastiere sono, invece, “strumenti da maschio”. Per questo è davvero incredibile che io abbia potuto finalmente avere l’opportunità di suonare in un’orchestra di musica leggera.

Chiamata a dicembre dal Maestro Leonardo De Amicis per le prove del Festival, Valentina racconta questa esperienza con la fierezza di chi ha lottato e sofferto nella sua carriera affinché vengano riconosciute le sue competenze. Una donna è scelta comunque in base all’aspetto fisico; bisogna essere attraenti e tutto concorre a questo, trucco, abbigliamento, ecc. Io però ho preteso di vestire con i pantaloni e le scarpe basse, mi sono imposta perché volevo che si cominciasse a cambiare atteggiamento nei confronti delle musiciste già dall’immagine.

Valentina, per la sua carriera, ha scelto la musica pop ma la sua formazione è classica. Diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, decide poi di frequentare per passione l’Università della musica leggera che allora si trovava a via Libetta. Figlia d’arte (il papà è stato chitarrista di Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Renato Zero e tanti altri artisti famosi), avrebbe voluto diventare direttore d’orchestra:… ma anche se il mondo della musica classica è meno sessista di quello del pop, sentivo di non essere sostenuta in questa scelta per un lavoro che resta appannaggio degli uomini.

Mio padre non è mai stato entusiasta del mio desiderio di diventare una musicista e di entrare nel mondo della musica pop. Conoscendo l’ambiente sapeva le difficoltà che avrei incontrato, difficoltà non certo legate alle mie competenze, ma ai pregiudizi e ai preconcetti che vanno avanti da troppi anni senza dar margine di apertura verso il mondo femminile. Per questo ha sempre sperato che mi dedicassi all’insegnamento o che continuassi nell’ambiente della classica.

La passione per la musica le deriva dalle primissime esperienze con il flauto alla scuola elementare e poi con il pianoforte conosciuto grazie ad un vicino di casa che aveva iniziato a suonarlo.

Figlia di genitori separati in un periodo in cui questo era ancora poco comune, mi sentivo diversa; i miei compagni di scuola vedevano la mia situazione particolare. Credo di aver pensato da subito alla musica come il mio rifugio; il pianoforte rappresentava per me qualcosa di fisso, un punto di riferimento anche fisicamente ancorato in un luogo. A volte mi nascondevo sotto la tastiera e, così accovacciata, mi sentivo al sicuro: sentivo che nessuno avrebbe potuto portarmi via questo strumento. Ho visto i miei genitori sempre come persone traballanti, adulti adolescenti presi dai loro problemi ed esigenze; dopo vent’anni di separazione però sono tornati insieme ed ora mi aiutano con i figli.

Valentina mi racconta di essere rimasta incinta durante la tournée internazionale di un artista molto famoso per la trasmissione accompagnata da un’orchestra composta esclusivamente da musiciste donne.

Svolgevo il ruolo di direttore d’orchestra e responsabile musicale anche se non ero pagata più delle altre colleghe che però non mi sostennero quando lottai per il rispetto della dignità di lavoratrice madre. Avevamo contratti a termine e una paga inferiore a quelle previste normalmente per le orchestre maschili. Intanto la tournée riscuoteva successo; la formula dell’orchestra al femminile piaceva anche se fu vantaggiosa soprattutto per il cantante. Ci esibimmo in Italia e all’estero compresa l’Olympia di Parigi con Aznavour e la Cardinale nel pubblico ed il ritmo di lavoro era intenso. Lavorai per tutti i nove mesi di gravidanza per mantenere gli impegni presi, dovetti pagare di tasca mia la sostituta per le prove del 9 aprile. Programmai un cesareo il 22 aprile per poter essere poi al concerto del 27 aprile ancora con i punti. Portavo con me mio figlio Daniele in tournée incluso il gran concerto di luglio allo Stadio Olimpico con 12.000 persone; furono prodotti DVD di cui non ci fu data neanche una copia né tantomeno i benefici: la nostra paga di musiciste continuava ad essere bassa. Quando il bambino compì sette mesi lo affidai a mia madre. A fronte di tanti sacrifici decisi di incontrare l’artista protagonista del tour per chiedergli un aumento di 50 euro lorde. Mi ricevette nel suo camerino e rifiutò la mia richiesta dicendomi: “La gente viene per me, non per te quindi o te o un’altra è uguale”. Mi rifiutai allora di firmare perciò le ultime tre settimane lavorai senza contratto compresa la grande serata al Sistina. Successivamente fui seconda tastiera per gli spettacoli di Gigi Proietti; nel frattempo avevo avuto Alice, la mia seconda figlia e non potevo permettermi ambizioni particolari. Era un lavoro con meno responsabilità e competitività e comunque devo dire purtroppo che ho quasi trovato più solidarietà tra i colleghi uomini. Proietti però aveva meno date; maturai allora l’idea di aprire una scuola di musica e, dopo diverse peripezie, ho investito in BbMUSIC, un centro musicale polifunzionale dove principianti o musicisti trovano ciascuno il loro spazio per entrare o migliorare nel campo musicale.

Quando è stata chiamata per il Festival, Valentina esitava ad entrare nuovamente in un mondo che sente ancora profondamente maschilista, confermato da battute del genere “Vi lascerei tutte in cucina”. Anche giornalisti e media contribuiscono secondo Valentina a mostrare l’immagine femminile più che dare spazio alla voce delle donne musiciste:

Alla fine del Festival ho avuto ringraziamenti e attenzioni solo da Sabrina Ferilli, Emma e Drusilla; i miei colleghi uomini sono stati chiamati dopo a lavorare e non io. Nei provini si considera ancora la bellezza come criterio per le donne mentre per reggere i ritmi delle tourné ci vogliono competenze specifiche quali l’autocontrollo, la capacità di reggere lo stress, la resistenza, tutte capacità che ho ben dimostrato di avere…

Valentina è una donna brillante e determinata che porta avanti la sua passione e le chiedo se rimpianti ed amarezza la condizionino nella sua professione e nel suo ruolo di madre sola.

Vorrei che la musica fosse un veicolo e una risorsa per tutti gli allievi che arrivano a scuola; in particolare vorrei che le ragazze e le donne trovassero uno spazio libero da condizionamenti e stereotipi. Penso di aver aperto una strada e di dare anche così l’esempio ai miei figli. Io non cucino e il primo regalo che mi sono fatta guadagnando è stato poter pagare un babysitter per tenere i bambini ed esser libera di lavorare. Ho dato a mia figlia il nome di Alice perché, come il personaggio della storia, spero non debba cercare il principe azzurro ma valorizzi la curiosità e l’intraprendenza nella vita….

Davanti a un caffè nella terrazza di fronte alla scuola di musica discutiamo ancora sull’importanza dell’apparenza nei social e così Valentina mi racconta della sua iniziativa di raccolta fondi per i rifugiati ucraini organizzata per l’11 maggio. Sul gruppo facebook non aveva inizialmente avuto nessun riscontro con una normale informativa: decido allora di mettere provocatoriamente un’immagine: quella di un bel sedere. Immediatamente ho avuto tantissime visualizzazioni e questo mi ha fatto riflettere; naturalmente ho acceso un dibattito…come hai visto non sono il tipo che tace…

No, Valentina non è proprio il tipo di donna sottomessa e silenziosa anche perché per lei: la musica è comunicazione, è il modo in cui mi esprimo, è il mondo che deve aprire possibilità, non chiuderle, soprattutto alle donne, fonte incredibile di energia.

E sul palco del Mammut Live Club, dove presenta con entusiasmo e competenza la serata dell’11, introduce infatti le/gli artisti ricordando che: La musica ci dà quell’ energia di cui abbiamo bisogno.

P.

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