Pillole di benessere

Tatiana, Roma

  • Chi è la nostra istruttrice? – chiedo all’ingresso dello “Swim & fitness”, la palestra dove mi sono iscritta ad un corso di ginnastica posturale.
  • Tatiana- mi rispondono, e io mi aspetto di vedere una donna alta e muscolosa di origini slave. Mi avvio con il mio tappetino pensando che sono in anticipo di dieci minuti rassegnata ad aspettare un po’, si sa che il quarto d’ora accademico è praticato dovunque, in aula e in palestra. Entro nella sala fitness e lei è già lì, esile e bionda, ad armeggiare con uno stereo capriccioso. Quando comincia a chiamare per nome uno per uno con affabilità tutti i componenti del gruppo a lei assegnato, mi accorgo che di slavo ha solo il colore chiaro dei capelli, il suo accento è romano. Mi dico che sarà una delle istruttrici contrattate all’ultimo momento che di cognizioni sportive ha quelle degli allenamenti praticati di domenica.

Poi comincia la lezione e lei sciorina tutta una serie di termini anatomici che neanche uno studente di medicina all’ultimo anno riuscirebbe a ricordare: spiega ad ognuno dei presenti cosa fa e perché propone proprio quell’esercizio, esorta ma non impone, si accorge dei limiti degli uni e delle capacità degli altri e calibra le richieste sulla base delle loro esigenze. Protesta quando i suoi allievi “ baby boomers” le portano delle basi  musicali da mettere come sottofondo alla lezione, ahimè, non ama né Leonard Cohen né Carlos Santana ma li accontenta perché la musica prescelta possa agevolare gli addominali dei più riottosi. Certo, pensa che sarebbe meglio una bella base più moderna, ma sopporta anche pezzi “evergreen”, purché si lavori bene col “vacuum” che lei non smette mai di raccomandare.

Mi dico che, giovane e single, abbia molto tempo a disposizione per studiare, ma poi lei accenna all’ultima gita fatta all’acquario di Genova con i suoi due figli.

Ebbene no, Tatiana non è slava, non si improvvisa allenatrice ma ha anni di studio alle spalle, non vive da sola ma ha una famiglia solida che la fa correre forsennata a casa dopo le lezioni in giro per Roma. Ha pranzi e cene da preparare, bucato e commissioni da svolgere, vari appuntamenti su zoom, eredità della pandemia che ha spinto molti dei suoi allievi, i più fragili, a chiederle di continuare a fare ginnastica sulle piattaforme invece che in presenza. 

 Tutto ciò lo vengo a sapere una mattina, quando mi fermo a parlare con lei dopo una lezione. Ho appena scoperto, girovagando su una piattaforma social, di avere degli amici in comune con lei e, dopo aver parlato di queste connessioni, le chiedo di raccontarsi.

Tatiana:

Alla fine del liceo, al momento di scegliere il percorso universitario, mi ero orientata verso scienze della comunicazione, poi, invogliata da un’amica, ho partecipato al concorso per entrare all’ISEF. Allora si vociferava che, oltre a dover essere super preparati in tutte le discipline, occorreva essere raccomandati. Per superare il primo ostacolo, ce la misi tutta: venivo dal nuoto, avevo praticato pallavolo e basket ma mi allenai a lungo con un’amica, soprattutto nell’atletica e nel corpo libero. Non avevo nessuno che mi raccomandasse, perciò tutti si stupirono quando, a dispetto delle voci maligne, superai il concorso. Ero abituata allo sport, dall’età di tre anni avevo praticato il nuoto arrivando anche a gare impegnative. Mi sono ritirata  dall’agonistica un po’ perché l’impegno in piscina era  diventato troppo gravoso, un po’ perché, essendo piccola di statura, temevo comunque di essere estromessa dalle competizioni troppo importanti,  nel nuoto, si sa, si richiedono leve molto lunghe.

Mi piace insegnare e, pur avendo rinunciato ad una cattedra  per le scuole medie (avevo appena avuto la mia prima figlia e avrei dovuto lavorare in una scuola molto lontana), ho investito i miei studi di anni nelle lezioni che impartisco in varie palestre del mio quartiere.  La mia specialità è la ginnastica posturale: dopo l’Isef mi sono specializzata in ginnastica preventiva e adattata e, dopo un duro tirocinio al don Gnocchi, un centro romano dedicato a soggetti che soffrono di varie patologie fisiche, indirizzo le mie competenze alle persone che si iscrivono ai miei corsi per ritrovare una forma fisica alterata da traumi, incidenti o, semplicemente, posture sbagliate. Ci metto molto impegno nel prepararmi, molta cura nel conoscere i soggetti che ho davanti, oltre al loro nomi, tengo a mente accuratamente le prestazioni che loro sono in grado di fare. Mi irrito quando mi sottovalutano, quando sembrano stupirsi se lo stesso esercizio che ho proposto è stato indicato da uno specialista, vorrei che si capisse che il mio insegnamento non è un lavoro fatto così, per far muovere a casaccio braccia, tronco e gambe, ma che richiede lunghi anni di preparazione.

A volte vorrei una palestra piccina tutta mia, dedicata al benessere: pilates, yoga, posturale, ma per adesso, che corro tra i mille impegni che richiede il conciliare lavoro e  famiglia, sono contenta così. Cerco sempre di confrontarmi con le altre insegnanti per perfezionare le mie competenze. Il lockdown in qualche modo mi ha aiutato, ho imparato molto dal confronto con una mia collega, istruttrice e osteopata. Lo smart working mi ha permesso di svolgere un lavoro individuale che porta gli utenti a scegliere me, proprio me, non un’istruttrice in mezzo ad un mucchio indistinto, e a coltivare una formazione mirata a soddisfare le loro diverse esigenze. 

Non voglio adagiarmi, continuo a fare ricerca e a specializzarmi . Mi piace dire ai più anziani che la ginnastica è come la compressa mattutina contro la pressione, cerco di spingerli a non accontentarsi del consiglio generico : “ Cammina che ti fa bene!” Non basta camminare, occorre saperlo fare, avere una buona coscienza del proprio corpo. Perciò non mi basta dar loro comandi generici in palestra, accompagno sempre le mie indicazioni con cenni di anatomia, non pretendo che tutti li tengano a mente, ma che almeno imparino a conoscere il proprio corpo.

Il mio non è un lavoro qualunque. Arrivo in palestra con uno zaino carico di piccoli attrezzi: nastri, palline, un tappetino: è un bagaglio pesante nei giorni in cui mi sento sottovalutata, leggero quando i miei allievi mi dicono che dopo la lezione si sentono meglio.

Se potessi, porterei nel mio zaino le amiche dell’adolescenza, i libri che non ho mai tempo di leggere, il film “Pretty woman”, non perché lui salva lei, ma perché ci si salva sempre con l’aiuto di qualcuno, e io, col mio impegno e i miei attrezzi, vorrei essere quel qualcuno che aiuta, è ciò che mi propongo di fare tutti i giorni dal lunedì al venerdì offrendo delle pillole di benessere.

R.

2 pensieri riguardo “Pillole di benessere

  1. Donna a….tutto tondo!!! Delicata, energica, volitiva, profonda, colta, disponibile….. mi piace! Utilizza il suo tempo, non lo “butta”, prendendosi cura degli altri e di se stessa da professionista! (ricordiamo che tale parola la veicoliamo dalla Religione che si professa perchè ci si crede! Un vero professionista è colui che fa cose in cui crede profondamente!). Ripeto: mi piace!

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