“Che stanchezza, amore mio”: una poesia sul viaggio della vita

Molte lettrici e lettori di questo blog amano la lettura ed in particolare la poesia che così bene ci accompagna in viaggio e si adatta ai ritmi delle soste e del cammino. La poesia è una lettura breve ma intensa che ci dà da riflettere a lungo, ci emoziona, ci nutre ed alimenta il nostro passo e le nostre esperienze mentre le guardiamo più profondamente con i versi del poeta e ne troviamo il senso che non coglievamo. In questo blog pubblichiamo racconti di viaggio ma anche storie che ci fanno pensare alla vita come un viaggio, a volte burrascoso e turbolento, altre volte più calmo e piatto, pieno di sorprese ed incontri o più solitario. A volte andiamo avanti con entusiasmo e ottimismo, forza e coraggio, altre volte rallentiamo il passo o ci fermiamo a guardare indietro e un’enorme stanchezza ci prende. Perché non avvertiamo solo il peso del nostro percorso di vita individuale ma quello di tutte le donne o dell’Umanità intera.

La poetessa e scrittrice Grazia Fresu ci regala questa poesia che è un omaggio alla scoperta del mondo e della Storia tra miti e epoche diverse, al patrimonio di storie e racconti, al sapere lucido che fa sentire il suo peso ed il suo spessore ma che nutre il canto della poetessa. E così, a volte, il viaggio si ferma per poterlo narrare, con gli splendidi versi di una poesia.

P.

Che stanchezza, amor mio

Che stanchezza, amor mio,
andarsene per il mondo
scaldarsi al bordo di vecchi vulcani
dove Efesto ancora forgia
scudi lucenti per eroi e dei
ascoltare storie di cui è nota la fine
farsi catturare da maghe cieche
sul finire del giorno e fingere
di non conoscere il destino
che ti depongono sul grembo.
A volte mi pare d’essere
appena nata nello stupore
nello sguardo nuovo sul mondo
e altre d’aver calpestato
i giardini pensili di Babilonia
d’aver dormito sul letto d’avorio
e cedro di Salomone
di aver ascoltato le lezioni di Ipazia
nella Biblioteca d’Alessandria.
In quante epoche ho vissuto
bagnandomi nell’Eufrate
stendendo panni candidi
sulle rive del Nilo
attraversando in lettiga
il vecchio ponte sul Tevere
mentre tutte le stelle convocavano
il mistero, i guitti ballavano
nelle osterie delle oscure suburre
e le case dei ricchi brillavano
d’oro e fiaccole profumate?
Io so che passavo silenziosa
avvolta in un mantello di lana
e parole soavi mai di nessuno
mentre i poeti cantavano
la notte degli amori
i filosofi cercavano i confini
tra il divino e l’umano
mentre morivano Pompei
Cartagine Roma Babilonia
si perdevano i nomi delle città
bruciavano le arche degli uomini illustri
seccava l’alloro nelle corone di trionfo
cadevano le teste dalle statue dei vincitori.
Io ero lì testimone di un tempo altro.
per questo a tratti tanta vita mi pesa
amore mio e solo vorrei raccontarti
il mio lungo viaggio riposando
tra le tue braccia in una sera quieta.

Grazia Fresu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: