Naso e letteratura, il potere delle parole: “Profumi” di Philippe Claudel. Nez et littérature, le pouvoir des mots: “Parfums” de Philippe Claudel

(en français après la photo) Un giorno parlavo di libri con Sophie (uno dei nostri argomenti preferiti in comune con le altre donneconlozaino) e mi aveva consigliato di leggere La nipote del signor Linh, breve romanzo capace di lasciare una traccia indelebile. Ne riparlammo ancora quando la invitai al Théâtre Lucernaire per assistere al monologo della bravissima Sylvie Dorliat (regia di Célia Nogues) basato sul testo di Philippe Claudel. Sulla scia di questa splendida lettura ho cercato altri testi dell’autore e mi sono trovata a scegliere Profumi per un progetto di scrittura (ancora in attesa). Il mio approccio di lettura era orientato verso un punto di vista particolare, legato al senso dell’olfatto e le parole del relativo campo lessicale. Lo stesso testo mi è stato poi consigliato recentemente dalla libroterapista Carla, nell’ambito della tematica Il peso delle parole, ferita o cura?. Siccome la lettura è influenzata dal momento, dalla predisposizione e dalla motivazione che ci muove a leggere proprio quel testo, questa volta mi ha suscitato diverse riflessioni. Ho subito pensato infatti al potere taumaturgico della parola espresso qui dall’autore nella forma stessa del libro che evoca il suo vissuto attraverso un lavoro sulla memoria. In questo testo, formato da brevi capitoli, Claudel traccia la sua vita, dall’infanzia a oggi, per mezzo dei ricordi recuperati attraverso profumi, odori, fragranze varie, un po’ come la madeleine di proustiana memoria appunto. Quello che sembrerebbe però se un mero esercizio di stile, si rivela un’autentica operazione di ricerca dei sentimenti e delle parole per esprimerli. Lo scrittore ci sorprende con lessico ricco e vario perché desidera trovare la parola giusta per esprimere uno specifico odore, sentimento, oggetto richiamato ai sensi. Lingua che usa creativamente perché è così che funzionano le associazioni con i nostri sensi: quando cerchiamo di rievocarle ci affiorano come materia incongrua, multisensoriale, inclassificabile e difficile da districare e da descrivere. Un po’ come quando, dopo un sogno, ci resta un agglomerato di pensieri, sensazioni, impressioni che erano chiarissime ad occhi chiusi mentre sembrano impossibili da raccontare. Claudel invece riesce a dipanare e narrare il groviglio di immagini, ricordi, pensieri e naturalmente, odori e profumi.

Non posso che condividere e apprezzare questa ricerca che sorprende per lo stile ma soprattutto apre il cuore e la mente verso orizzonti che aspettavano la parola capace di schiuderli alla nostra mente. Mi capita, con i grandi scrittori come lui, di dirmi leggendo alcuni loro passaggi: “Ecco come avrei voluto esprimere questo pensiero!” e mi sento appagata e riconoscente.

La magia della parola in questo libro sta tutta nel fatto di poter godere della capacità dell’autore di tirar fuori i suoi ricordi più intimi e significativi e di renderli pura poesia. Non importa se non si tratta dei nostri stessi ricordi, né se abbiamo condiviso le esperienze evocate. Ha saputo trascinarci con le parole nel suo mondo, farcene partecipi, apprezzarle e magari farci venire voglia di provare a fare la stessa operazione. (Visto che ho un ‘buon naso’ che neanche il Covid mi ha tolto, chissà che non mi cimenti presto o tardi in qualcosa di simile…). In realtà, in un passaggio di questo libro, c’è un elemento di identificazione molto forte per me e che voglio condividere con le donneconlozaino. Si trova nell’ultimo capitolo intitolato Voyages che trascrivo senza commentarlo perché ogni parola sarebbe superflua (ma sono sicura che mi capirete): Viaggiare è perdersi, disfarsi del conosciuto per rinascere senza punti di riferimento e lasciare che i propri sensi addomestichino la terra. Sentire così, come non mai, il respiro di Paesi nuovi.

Perché sì, la parola ha il poter di far del bene, è una cura, è il sale della vita. Parola detta o scritta che, a diversi livelli, ci mette in comunicazione con il mondo, con gli altri, con noi stessi.

Sono sempre stata affascinata dalle ricerche sul legame tra Pensiero e Linguaggio che, come ci spiega Vygotskij, è una relazione che si potenzia mutualmente ed è fenomeno sociale. Altre interessanti ricerche vertono oggi sul fenomeno della risonanza e degli effetti della comunicazione nel contesto dei social: mentre c’è chi pratica e studia la CNV (Comunicazione Non Violenta) altri usano, ad esempio, tutti i mezzi per creare e alimentare complottismi, false notizie, cyberbullismo e quanto altro. Vivo con orrore le comunicazioni sbagliate che diventano ostacoli quando la parola diventa arma per ferire, svalorizzare, disprezzare, umiliare, mettersi in competizione, negativizzare e negare la realtà. Perché a forza di esprimere la negatività e coltivare le parole per farlo, questa si impregna in noi e ci modella così come, al contrario, è un esercizio benefico provare ad sottolineare e spiegare regolarmente ciò che è positivo e curativo per sé e per gli altri. Nel mio mestiere è una competenza fondamentale ma penso che lo sia per ogni essere umano, in ogni contesto. Questo non vuol dire ignorare la conflittualità o l’espressione della collera o dell’indignazione ma imparare a usare le parole affinché si utilizzi il loro potere per imbastire un discorso costruttivo e propositivo nella relazione con sé e con gli altri. Non è sempre cosa facile quando siamo presi dalle emozioni anche perché sembriamo vivere in una “emocrazia” come dice Bruno Patino, esperto in media e comunicazione e autore di: “La memoria del pesce rosso”.

Infine mi vengono in mente le parole importanti del maestro e scrittore Alberto Manzi. Nel romanzo E venne il sabato, l’autore fa pronunciare ad un personaggio importante la formula: OGNI ALTRO SONO IO. Parole magiche, parole che lo cambieranno e lo spingeranno a scelte importanti, che esprimono un’unità di sentimento e di pensiero con l’umanità intera. Parole che hanno un peso enorme e di cui abbiamo tanto bisogno per provare a mandare avanti un poco meglio il mondo. E non si tratta di formulare teorie utopistiche ma di creare narrazioni e storie per progettare -o almeno provare- a dare senso alle nostre azioni, alla nostra vita.

P.

Scheda di Carla Pinna (Curarsi con i libri): PROFUMI – PHILIPPE CLAUDEL

Profumi è una sorta di autobiografia olfattiva, il racconto della vita dell’autore che, rievocando i profumi e gli odori che hanno caratterizzato la sua vita, lascia fluire i ricordi e ci regala 63 brevi capitoli che sono episodi, sensazioni, rievocazioni, aneddoti. Profumi dolci, aspri, semplici o decisamente raffinati attraverso i quali l’autore si racconta: piccole storie a tratti tenere, a volte amare, ma sempre toccanti.

Lo stile è evocativo, a tratti lirico, fluido ed elegante; le descrizioni sono raffinate e ogni profumo sembra emanare dalle pagine del romanzo:“Ogni lettera ha un odore, ogni verbo un profumo. Ogni parola spande nella memoria un luogo e i suoi effluvi” (p. 171). I ricordi riaffiorano, a volte dolcemente, in altri casi più persistenti, e la trama prende forma raccontando la vita: un tributo dell’autore alla sua infanzia e giovinezza, trascorsa tra persone semplici e vere.

Un jour, je parlais de livres avec Sophie (un de nos sujets de prédilection en commun avec les donneconlozaino) et elle m’a conseillé de lire La petite fille de M. Linh, un roman capable de laisser une trace indélébile. On en a reparlé quand je l’ai invitée au Théâtre Lucernaire pour assister au monologue de la talentueuse Sylvie Dorliat (mise en scène par Célia Nogues) d’après le texte de Philippe Claudel. Dans la foulée de cette splendide lecture, j’ai recherché d’autres textes de l’auteur et je me suis retrouvée à choisir Parfums pour un projet d’écriture (toujours en attente). Ma démarche de lecture était orientée vers un point de vue particulier, lié à l’odorat et aux mots du champ lexical relatif. Le même texte m’a ensuite été recommandé récemment par la bibliothérapeute Carla, dans le cadre du thème Le poids des mots, blessure ou guérison ? Puisque la lecture est influencée par le moment, par la prédisposition et par la motivation qui nous poussent à lire un texte, cette fois-ci, elle m’a suscité plusieurs réflexions. En fait, j’ai tout de suite pensé au pouvoir thaumaturgique de la parole exprimé ici par l’auteur dans la forme même du livre qui évoque son expérience à travers un travail sur la mémoire. Dans ce texte, composé de courts chapitres, Claudel retrace sa vie, de l’enfance à aujourd’hui, par les souvenirs retrouvés à travers des parfums, des odeurs, des fragrances diverses, un peu comme la madeleine de Proust. Ce qui semblerait n’être qu’un exercice de style s’avère une authentique opération de recherche des sentiments et des mots pour les exprimer. L’écrivain nous surprend par un lexique riche et varié car il veut trouver les mots justes pour exprimer une odeur, une sensation, un objet précis rappelé aux sens. Un langage qu’il utilise avec créativité car c’est ainsi que fonctionnent les associations de nos sens : lorsque nous essayons de les évoquer, elles apparaissent comme une matière incongrue, multisensorielle, inclassable et difficile à démêler et à décrire. Un peu comme quand, après un rêve, on se retrouve avec une agglomération de pensées, de sensations, d’impressions qui étaient très nettes les yeux fermés alors qu’elles semblent impossibles à dire et expliquer. Claudel, quant à lui, parvient à démêler et à raconter l’enchevêtrement d’images, de souvenirs, de pensées et bien sûr, d’odeurs et de parfums.

Je ne peux que partager et apprécier cette recherche qui surprend par son style mais surtout ouvre le cœur vers des horizons qui n’attendaient que la parole capable de les ouvrir à nos esprits. Il m’arrive, avec de grands écrivains comme lui, de me dire en lisant certains de leurs passages : «Voilà comment je voulais exprimer cette pensée ! » et je me sens satisfaite et reconnaissante.

La magie dans ce livre réside dans la capacité de l’auteur à faire ressortir ses souvenirs les plus intimes et significatifs et à en faire de la pure poésie. Peu importe si ce ne sont pas nos propres souvenirs, ni si nous avons partagé les expériences évoquées. Il a su nous entraîner dans son monde avec des mots, nous y faire participer, les apprécier et peut-être nous donner envie de tenter la même opération (puisque j’ai un “bon nez” que même la Covid ne m’a pas enlevé, qui sait que je n’essaierai pas quelque chose de similaire tôt ou tard).

En fait, dans un passage de ce livre, il y a un élément d’identification très fort pour moi et que j’ai envie de partager avec les donneconlozaino. On le retrouve dans le dernier chapitre intitulé Voyages que je transcris sans le commenter car chaque mot serait superflu (mais je suis certaine que vous me comprendrez): Voyager c’est se perdre, se faire se débarrasser du connu pour renaître sans repères et laisser ses sens apprivoiser la terre. Sentez le souffle de nouveaux pays comme jamais auparavant (je traduis librement que j’ai la version originale) .

Parce que oui, la parole a le pouvoir de faire du bien, c’est un remède, c’est le sel de la vie. Parole parlée ou écrite qui, à différents niveaux, nous met en communication avec le monde, avec les autres, avec nous-mêmes.

J’ai toujours été fasciné par la recherche sur le lien entre Pensée et Langage qui, comme l’explique Vygotskij, est une relation qui s’alimente mutuellement et un phénomène social. D’autres recherches intéressantes concernent aujourd’hui le phénomène sur le pouvoir et les effets de la communication dans les réseaux sociaux : alors qu’il y a ceux qui pratiquent et étudient la CNV (Communication Non Violente), d’autres utilisent tous les moyens pour créer et alimenter les téories du complots, les fakes news, le cyberbullisme etc. Je vis avec horreur les fausses communications qui deviennent des obstacles quand la parole (qui se transforme à une arme pour blesser) est utilisée pour dévaloriser, mépriser, humilier, concurrencer, négativiser la réalité. Car à force d’exprimer la négativité et de cultiver les mots pour le faire, elle nous imprègne et nous façonne ainsi qu’au contraire, c’est un exercice salutaire que d’essayer de souligner et d’expliquer régulièrement ce qui est positif et benefiques pour soi et pour le autres. Dans mon métier c’est une compétence fondamentale mais je pense que c’est valable pour tout être humain. Cela ne signifie pas ignorer le conflit ou l’expression de la colère ou de l’indignation mais apprendre à utiliser les mots pour que leur pouvoir soit utilisé pour formuler un discours constructif et réfléchi dans la relation à soi et aux autres. Cela n’est pas toujours facile autant que nous vivons dans une “émocratie” selon l’expert de media et communication Bruno Patino, auteur de “Tempête dans le bocal”.

Je conclus avec les mots importants du maître et écrivain Alberto Manzi. Dans le roman E venne il sabato, l’auteur fait prononcer à un personnage important la formule: OGNI ALTRO SONO IO. Des mots magiques, des mots qui le change et le pousse à faire des choix importants, qui expriment une unité de sentiment et de pensée avec l’ensemble de l’humanité. Des mots qui ont un poids énorme dont nous avons tant besoin pour essayer de faire aller le monde un peu mieux. Et il ne s’agit pas de formuler des théories utopiques mais de créer des récits (avec des mots !) pour donner du sens à nos actions, à notre vie.

P.

Profil de Carla Pinna (Se soigner avec les livres) : PARFUMS – PHILIPPE CLAUDEL

Parfums est une sorte d’autobiographie olfactive, le récit de la vie de l’auteur qui, rappelant les parfums et les odeurs qui ont caractérisé sa vie, laisse couler les souvenirs et nous livre 63 courts chapitres qui sont des épisodes, des sensations, des reconstitutions, des anecdotes. Des arômes sucrés, acides, simples ou résolument raffinés à travers lesquels l’auteur se raconte: de petites histoires tantôt tendres, tantôt amères, mais toujours touchantes.

Le style est évocateur, parfois lyrique, fluide et élégant ; les descriptions sont épurées et chaque parfum semble émaner des pages du roman: “Chaque lettre a une odeur, chaque verbe un parfum. Chaque mot répand dans la mémoire un lieu et ses senteurs” (p. 171). Des souvenirs ressurgissent, parfois doucement, dans d’autres cas plus persistants, et l’intrigue se dessine en racontant la vie : un hommage de l’auteur à son enfance et sa jeunesse, passées parmi des gens simples et authéntiques.

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