Profumo di fiori

Il mio palazzo profuma di fiori, quando si entra nell’androne si ha quasi la sensazione di scivolare perché è sempre tirato a lucido, i corridoi sono adornati da grandi piante che spariscono miracolosamente a dicembre per lasciare il posto ad un abete alto e pieno di luci.

Lo governa una donna apparentata alla famosa portiera dell”Eleganza del riccio” che, a differenza della protagonista dello splendido racconto di Muriel Barbery, non è burbera né di aspetto ordinario: ha i capelli a caschetto biondi sempre freschi di messinpiega, un trucco leggero e,  anche se costretta ad indossare una divisa imposta dalla multiservizi per cui lavora, appare sempre  elegante e raffinata nell’accoppiamento dei colori. 

Dà a tutti del lei, si informa della salute dei vecchietti del palazzo, consegna a chi non può muoversi da casa pacchi ingombranti  e sorride a inquilini, postine, operai della luce e del gas che spesso girano per le scale per riparare qui e là, consola nei momenti di difficoltà chi si ferma a raccontarle i propri guai.

Tutti i visitatori si chiedono a chi sia dovuto l’odore di pulito che regna ovunque, agli elogi che le indirizzano lei scrolla le spalle:

  • Questo é il mio lavoro, va fatto bene.

Un giorno le faccio anche io  dei complimenti , si è appena cambiata, noto  i suoi vestiti morbidi, il cappotto  di buon taglio che infila mentre sta andando via dalla guardiola.

Marina:

  • Amo da sempre la moda, è stata la mia passione fin da quando ero bambina. A diciassette anni ho cominciato a lavorare in un negozio di scarpe a Prati, in una via dove la gente  si riversa a tutte le ore per lo shopping. Nella pausa pranzo giravo per le strade vicine e osservavo abiti e accessori costruendo, giorno dopo giorno, un gusto particolare per le cose belle. Ho imparato a scegliere abbinamenti e a consigliare le clienti. Non dovevano essere indumenti di marca, ma cose ben selezionate che si abbinassero alla persona che le indossava, e facendo mio tale assioma, oltre alle scarpe, le acquirenti del negozio dove lavoravo portavano via i miei consigli.

Amavo molto la mattina abbigliarmi per uscire, le clienti avevano diritto ad una Marina curata e attenta, era un modo di prendermi cura di me oltre che di loro, una forma di rispetto che sentivo di dover tributare.

Dopo trenta anni nello stesso negozio che consideravo un po’ la mia famiglia, sono stata licenziata, così, su due piedi, una ragazza più giovane ha preso il mio posto in quel negozio di Prati.  A nulla sono valse la mia esperienza e la mia dedizione. Ho cercato a lungo di restare nel mio campo. Sapevo vendere, interpretare gusti e aiutare a scegliere ma il mercato mi preferiva ragazze con le unghie ad artiglio e jeans strappati al ginocchio.

Dopo tanto cercare lavori a me affini, mi sono adattata, sono approdata in un palazzo di viale dei Consoli e ho deciso di dedicare la stessa cura  che avevo del negozio dove ero impiegata all’androne, alle scale e ai terrazzi che mi hanno assegnato. Le persone passano, a volte i visitatori mi guardano e credendomi una inquilina dicono:

– Ma questo palazzo profuma di fiori!…

R.

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