Tre piani

Ieri sera ho visto “Tre piani”, dopo avere letto osanna e critiche, elogi e il loro contrario, giudizi sconsolati dove la trasformazione del libro di Eshkol Nevo era stata definita imbarazzante e altri inneggianti al capolavoro. Per alcuni critici il regista appare invecchiato e rancoroso, incapace di accogliere dissensi.

Io ho amato Moretti in gioventù, a volte mi ha esaltato, a volte annoiato. Per anni, guardando il mare, ho sorriso pensando alla vana attesa dell’alba sul Tirreno in “Ecce bombo”. In “Caro diario” il protagonista in giro per una Roma bella e desolata mi aveva intrigato e affascinato, il suo stile asciutto e le sue battute fulminanti erano entrati a pieno titolo nel mio lessico quotidiano. L’ho amato quando nei reparti di Oncoematologia i pazienti si consolavano pensando al calvario descritto in modo leggero dal regista per riuscire a scoprire che il suo insistente prurito era dovuto al linfoma: loro si identificavano in lui e pensavano che potevano sopravvivere. Lo amo di nuovo da ieri sera.

Dicono che la trama del romanzo sia stata fatta a pezzi e che il libro sia stato tradito. Io non ho volutamente letto il romanzo, che giaceva intonso sul mio comodino fino a stamattina (lo comincerò stasera),  ma so che il cinema è altro, è  di più, di meno, ma sempre qualcosa di diverso, dove il regista interpreta e rilegge il testo, a volte lo migliora, quasi sempre lo tradisce. Gli attori sono seri, poco sorridenti, timidi, scontrosi, arrabbiati, patetici, sconsolati, adatti alla rappresentazione del disagio.

Moretti interpreta un padre borghese e severo, la Buy è sempre la stessa donna fragile, incapace di fare delle scelte autonome, tormentata così come la sua vicina, Alba Rohrwacher, depressa e sola con i suoi fantasmi.

È un film severo, senza ironia, come il libro cui si ispira. L’ambientazione è in una Roma dai toni cupi anche di giorno, eccetto nell’ultima parte del film dove un esercito di ballerini di tango sfila per le strade in un ballo struggente ed indimenticabile.

Nel film ci sono tre storie complesse, sono storie difficili, ma tutte suggeriscono l’ascolto, indicano una strada di uscita da situazioni estreme, in un invito a ricostruire se stessi, imparando a chiedere perdono.

Photo by Los Muertos Crew on Pexels.com

R.

3 pensieri riguardo “Tre piani

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