Bona Sforza

Settembre 2021: è sempre bello rivedere una città con una persona che non la conosce: attraverso i suoi occhi si scorgono particolari diversi, si assaggiano cibi consueti con una nuova attenzione, si raccontano aneddoti. Per lei e per chi non lo avesse letto riposto questo articolo dello scorso anno, per ripercorrere la storia di Bari e di una grande donna.

Donne del passato

Con le parole di Michele Fanelli, esperta guida che organizza con passione visite guidate in Puglia e nelle regioni limitrofe, comincia il mio giro per per conoscere Bari, la città vecchia e le gesta di una donna, Bona Sforza, che ha fatto molto per gli abitanti della città.

Nella storia di Bari almeno tre donne vanno ricordate: Giaquinta, figlia del principe di Bari, che aveva sposato l’erede del montenegrino re di Schiavonia, Bulgaria e Rascia, divenendo poi regina di Serbia , Isabella D’Aragona, duchessa sovrana di Bari, principessa di Rossano, signora di Ostuni e di Grottaglie, e, appunto, Bona. Io sono nata e vissuta a Bari per quasi dodici anni e la città l’ho girata innumerevoli volte in lungo e in largo ma le parole di Michele mi illuminano su un passato che conoscevo davvero poco.

Bona, figlia del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza e della principessa napoletana Isabella D’Aragona, era nata a Vigevano il 2 febbraio 1494. Rimasta presto orfana di padre, quando Ludovico il Moro prese per sé il ducato di Milano, nel 1501 venne a vivere nel capoluogo pugliese con la madre che aveva ricevuto dal re di Napoli i feudi di Bari e Rossano.

Alla morte della mamma, nel 1524, ella divenne governatrice della città, governandola dalla Polonia, paese di cui era diventata regina. Infatti nel 1517 aveva sposato Sigismondo Jagellone, re di Polonia e granduca di Lituania.

In Polonia la giovane sovrana importò il Rinascimento italiano con la sua arte e la sua cultura, si dice anche che facesse preparare un dolce tipico di Bari, le cartellate baresi e vari cibi pugliesi. Fondò inoltre una città dal nome Bar, che, secondo alcuni studiosi, era stata così chiamata in onore di Bari.

Non essendo benvoluta dalla nobiltà locale, che temeva la sua grande influenza sul re e la sua politica accentratrice, alla morte del marito tornò nel 1556 a Bari, precisamente al castello Svevo, dove morì l’anno dopo, avvelenata dal suo segretario. Bona, che aveva già vissuto a Bari, avviò una “nuova stagione” per la fortezza di Bari che divenne castello ducale.

Bona fece sua l’immagine della madre, che era il ritratto al femminile del Principe di Machiavelli. Aveva ben chiari gli obiettivi e la meta, che raggiungeva con metodi leciti o illeciti, considerando che “il fine giustifica i mezzi”. Raccoglieva in sé i pregi e difetti dei sovrani rinascimentali.

Tutto ciò ci viene narrato da Michele che, camminando e scherzando, oltre a descrivere le gesta della duchessa, ci mostra un balcone, meno famoso di quello di Verona di Giulietta e Romeo, ma non meno suggestivo. Gli innamorati baresi erano Colino e Marietta (diminutivi di Nicola e Maria).

Si dice che Marietta avesse inventato una pozione, antesignana del viagra. Interrogato Michele sugli ingredienti, egli ce li fornisce: Uova, zucchero, latte, in goccio di liquore… a me altro non sembra che uno zabaione… Comunque non hanno fatto la fine degli innamorati di Verona, e il lieto fine ci conforta sempre.

Tornando alla nostra eroina, ci dirigiamo verso il castello.

Il castello Svevo è stato per secoli la casa dei  dominatori di Bari. E’ lì,imponente, dal 1131 e nasconde tra le sue mura novecento anni di storia cittadina.

Il maniero è sorto per volere di Ruggero II il Normanno. Bona Sforza e la madre Isabella nel 500  trasformarono la fortezza in una raffinata corte rinascimentale. La duchessa volle ricordare il proprio intervento con  un’iscrizione al di sopra di un cornicione, che indica la fine dei lavori avvenuta nel 1554. Nel castello c’è anche una piccola cappella che Bona Sforza dedicò a San Stanislao, protettore della Polonia di cui lei era regina. Bona era amante dell’arte come la mamma, di Isabella si dice che fosse stata molto vicina a Leonardo da Vinci, tanto da far ipotizzare che la Gioconda fosse addirittura il suo ritratto. Bona controllò anche che fosse rifatta una facciata del castello con muro inclinato e grandi feritoie perché, nel ‘500, dopo l’invenzione del cannone, le palle potessero rimbalzare.

La duchessa pensò anche alla realizzazione di cisterne: nella prima foto quella realizzata nella piazzetta retrostante l’abside della Cattedrale, opera che ella fece realizzare per far fronte al grave problema della siccità, in modo che l’acqua potesse essere disponibile gratuitamente per l’intera popolazione. Michele ci ha condotto a vedere anche la cisterna in piazza Zeuli, ora trasformata in altarino, e la Trulla, che serviva da serbatoio.

Qui sopra vediamo le immagini dei portici dell’antico convento degli ortodossi padri Nicolaiani.

Ecco le cosiddette ” case matte” costruite per avvistare i pericoli in arrivo, e che servirono da modello per le case costruite in seguito che avevano tre piani, comunicanti tra loro: in ogni piano abitava una famiglia: in dialetto barese “sus, in menz e sott”: piano di sopra, di mezzo e di sotto.

Nella chiesa di sant’Anna si raccoglievano le donne incinte per raccomandare alla santa la loro gravidanza, le puerpere per ringraziarla, insomma, il giorno della festa di sant’Anna sembrava davvero di stare in un reparto di maternità…

I bassorilievi del palazzo sono dedicati ai due fondatori di bari: Japigio e Peucetio, capitani greci venuti nell’ Italia meridionale per colonizzare la zona.

Piazza Mercantile era il fulcro del commercio barese e delle attività cittadine, c’era il palazzo del sedile con l’orologio , la fontana della Pigna, ora senza pigna in quanto è stata trafugata, pertanto ora si chiama la fontana delle quattro facce perché su ogni lato c’è raffigurato un viso, e la colonna infame che non sono riuscita a fotografare per un’improvvisa pioggia che ci ha fatto correre verso la Basilica. Alla colonna si legavano i malfattori e coloro che non avevano saldato i debiti contratti. Da lì il detto” ti si acchiat c’ u cul ‘nderr” ti trovi con il sedere per terra, vista la posizione che i presunti colpevoli assumevano quando erano legati alla colonna.

Ecco un circolo di tifosi del Bari che ci hanno invitato nel locale della loro squadra per mostrarci alcuni trofei.

Sul lato sinistro della basilica di S. Nicola, si nota un segno: una linea retta della lunghezza di 1 metro: serviva per misurare i tessuti, infatti davanti nella piazza si teneva un mercato importante.

Le foto in basso ci mostrano in giro per le strette vie della città, tra donne sedute sull’uscio a prendere il fresco della sera, turiste col naso all’insù e bambini vocianti.

Finiamo all’arco delle Meraviglie così chiamato perché la leggenda dice che è stato costruito in una notte.

Passeggiando per la città vecchia Michele ci dice che il giorno di sant’Antonio, davanti alla chiesa, si raccoglieva cibo da distribuire agli indigenti, infatti si formava una lunga coda, nessuno veniva mandato indietro.

Nella basilica si trovano le spoglie della protagonista della nostra passeggiata, la nostra Bona, donna intelligente e volitiva.

Ringraziamo Michele per averci istruito riempiendo la passeggiata di aneddoti e detti baresi, ma soprattutto per averci fatto conoscere un grande personaggio, colmando una lacuna grave per chi voglia addentrarsi nella storia di Bari e delle donne che hanno contribuito a farla grande.

Nel prossimo articolo parlerò di un dilemma che affligge da tempo i baresi e i turisti che visitano la città, per ora vado a leggere un tomo che mia sorella ha tirato fuori dalla sua libreria: parla di Bona Sforza, del suo matrimonio, del suo trasferimento in Polonia e di tanto altro ancora, Michele è riuscito a stuzzicare la mia curiosità, in fondo Bona era davvero una “donnaconlozaino” anzi con un corteo di zaini ante litteram dietro le spalle. Alla prossima!

R.

5 pensieri riguardo “Bona Sforza

  1. Grazie della super passeggiatona esaustiva in una città che conosco davvero troppo poco!! Ora però mi sembra di saperne molto di più…

    "Mi piace"

  2. Sono pugliese,ma non Barese; ma davvero dettagliato e ricco di notizie storiche questo ” giocando” culturale del capoluogo:Bari. Complimenti alla ” donna con lo zaino”, che con la sua ” effervescenza” mentale,non si ferma mai….

    "Mi piace"

Rispondi a Teresa Gambardella Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: