Il cammino di Annalisa

Riceviamo da un’autentica donnaconlozaino il diario del suo cammino realizzato in sei giorni, brava Annalisa!

“Incuriosita dall’esplorazione di un’ex ferrovia, mi sono costruita un percorso tutto mio. Inizio così il mio viaggio, zaino in spalla, il 9 agosto con il cammino di “qui passò Francesco” per poi proseguire con l’ex ferrovia Spoleto-Norcia da dove poi inizio il “cammino di San Benedetto”: in totale 200 km.

Parto da Assisi e, in un’atmosfera di serenità e bellezza, percorro un sentiero che sale verso il monte Subasio, fino ad arrivare all’Eremo delle Carceri dove è d’obbligo una piccola sosta per ammirare il paesaggio. Proseguo fino a Spello e poi a Foligno, mi sembra che qui il tempo si sia fermato, che tutto sia più genuino e autentico. La mia meta del primo giorno è la deliziosa cittadina di Trevi.

 Il giorno seguente il mio cammino mi porta alle fonti del Clitumno, lì inizio il percorso del treno, una bellissima oasi verde dove poi proseguo, purtroppo su strada, fino a Spoleto. Lì incontro il custode dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia che mi guida nel museo illustrandomi tutti i dettagli per affrontare il percorso del giorno successivo. Mi racconta la storia di questa ferrovia a trazione lenta che fu progettata dall’ingegnere Erwin Thomann e costruita dalla società subalpina di imprese ferroviarie tra il 1913 e il 1926, con un ritardo di circa 10 anni a causa della guerra.

Al mattino presto riprendo il mio zaino e inizio il percorso dell’ex ferrovia. Mi sembrava di viaggiare sui binari con tutta la loro storia. Tra bellissimi scorci devo affrontare diverse gallerie, tutte prive di illuminazione, la più lunga è di 2 km. Quando arrivo di fronte a questa, mi assale un po’ di timore ma mi preparo: giubbotto e torcia e via, mi inoltro! Il calcare risplende come se fosse argento, si sentono i gocciolii dell’acqua e i pipistrelli  che accompagnano il mio passo: è un’esperienza unica! Proseguo verso il viadotto: la vista sulla Valnerina è bellissima. Aarrivo a Borgo Cerreto, dove devo sostare perché purtroppo i danni del terremoto hanno interrotto per qualche chilometro la ex ferrovia. Al mattino arrivo a Norcia, dove mi assale la tristezza nel vedere così tanti cantieri in costruzione: tante famiglie ancora nei tanti container. L’unica cosa non danneggiata è la statua al centro della piazza e quella di San Benedetto da dove parte il mio nuovo cammino.

Riprendo il sentiero angosciata dal pensiero dei danni del terremoto e di quanto si sarebbe dovuto fare di più per le persone colpite. Continuo a camminare nella natura e passo nei piccoli paesi di Popoli, Piediripa, Togliano fino ad arrivare a Cascia; percorro il viale rasserenata dalla visione della basilica di Santa Rita. Rimango colpita dai colori brillanti e accesi all’interno della basilica e da tutto il suo splendore. In sacrestia mi accolgono a braccia aperte e mi chiedendono da dove vengo e quale cammino ho percorso. Mi regalano il libretto dei pellegrini; poi timbro la credenziale e proseguo ad esplorare la cittadina. Il giorno successivo mi aspettano diversi chilometri da fare per arrivare a Leonessa, quindi vado a letto prestissimo dopo una buonissima cena ristoratrice.

Ore 6: saluto Cascia e riprendo il sentiero che mi porterà a Roccaporena. Qui è nata Santa Rita e sembra che la sua figura aleggi ancora dovunque. Riprendo il sentiero sassoso in salita che mi porta fino a Monteleone di Spoleto; la sua torre dell’orologio fa da scenario al corso. Non posso sostare molto pero’ perché la strada è ancora lunga. Attraverso piccoli paesi e frazioni agresti, incrocio pascoli con mucche e cavalli allo stato semilibero, di fronte il panorama dei monti reatini. Arrivo a Leonessa entrando dalla porta Aquilana e proseguo per la splendida piazza 7 aprile dove si può ammirare la fontana Margaritana.

L’ultimo giorno affronto un bel po’ di sentiero in salita fino ad arrivare oltre i 1400 metri dove ammiro i meravigliosi prati di San Bartolomeo, il cippo di confine tra Umbria e Lazio: uno spettacolo a dir poco suggestivo e provo la sensazione di essere completamente  in pace con me stessa. Scendo poi verso Poggio Bustone dove trovo il frate che mi timbra la credenziale. Due chiacchiere con lui e poi riparto perché fa molto caldo e devo ancora percorrere venti km per recuperare il mio cammino.

Negli ultimi chilometri di ogni cammino si ripensa un po’ a tutto il percorso, alle emozioni provate, a tutti i chilometri percorsi, allo zaino che non sembra più così pesante perché ormai fa parte di te: vorresti che non finisse.

L’ultimo santuario che trovo prima di rientrare sulla strada, è quello di “La foresta” che merita davvero una piccola sosta. Riprendo infine  il cammino e concludo arrivando a Rieti, felice di essere arrivata dove volevo: al centro d’Italia!

Questo cammino, come gli altri precedenti che ho percorso, mi ha arricchito. Oltre alla bellezza di cui ho goduto, ho potuto misurare la mia resistenza fisica e la forza mentale necessaria per affrontare le difficoltà che si presentano. Insomma questi viaggi da sola mi rendono forte e lo stesso penso che possa accadere agli altri. Buon cammino a tutti!

Annalisa M.

2 pensieri riguardo “Il cammino di Annalisa

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