VIAGGIO INTORNO A UN PAPAVERO

Mi piacciono molto i fiori e spesso me ne porto a casa mazzetti che piazzo qua e là per godermi un po’ di natura tra le quattro pareti, ma non avevo mai raccolto i papaveri, nella convinzione che fossero troppo delicati per resistere, senza sole e aria.

Da piccola, però, ci giocavo e me ne facevo delle bamboline rovesciandone i petali che legavo con un filo d’erba allo stelo: ballerine su una sola gamba, dal vestito di veli scarlatti e la “testolina” (il pistillo) con i suoi “capelli” blu o neri (gli stami) che usciva da una specie di collarino nero. Oppure con i miei amichetti giocavo a “vaccinarci” premendo quelle testoline sul braccio o sulla fronte.

Poi la mia amica Annie mi ha mandato una foto con un bel mazzo rustico nel quale i papaveri giocavano la parte principale, e mi ha spiegato che resistono abbastanza bene se messi appena possibile in acqua ma, soprattutto, se se ne brucia l’estremità dello stelo, una specie di cauterizzazione, direi, che blocca l’uscita del lattice.

L’idea di avere in casa quelle spettacolari macchie di colore e luce mi ha soggiogata e, appena possibile, sono andata a fare la mia messe. Ho verificato che il consiglio di Annie è ottimo, tanto che i fiori così trattati resistono cinque-sei giorni.

Ma sui rami fioriti c’erano anche dei boccioli che, inaspettatamente, si sono aperti.

Dapprima il bocciolo è pendulo, una specie di ovetto verde peloso; poi lo stelo comincia a drizzarsi (e somiglia a un serpentello dal corpo sottile sottile e una grossa testa) e, quando il bocciolo punta verso l’alto, le due valve verdi cominciano a perdere colore e a schiudersi, lasciando intravedere il rosso del fiore. Questo cresce e si gonfia, e spinge verso l’alto l’involucro. Lentamente i petali premono, finché le due valve si staccano e cadono, mentre la corolla incomincia a espandersi in modo impercettibile. Avrete visto i filmati delle farfalle che escono dalla crisalide tutte spiegazzate, e pian piano stendono le ali che diventano lisce mostrando tutto il loro splendore. Così il papavero distende dolcemente i suoi quattro petali scarlatti che si schiudono rivelando il cuore nero degli stami e le macchie nere alla base del pistillo. Eccolo, radioso, come direbbe la mia amica Josiane, “dans sa belle robe rouge toute froissée”, nel suo bell’abito rosso tutto spiegazzato.

Così ora in casa ho vasi con boccioli nei vari stadi di maturazione, fiori gloriosamente aperti, petali che conservano tutta la loro brillantezza, persino dopo essere caduti, e steli che sostengono le capsule dei semi; la mattina, quando il sole entra ne rivela le trasparenze e la delicatezza che la spavalderia del colore sembrerebbe contraddire.

La mia amica Celeste mi ha detto che in Portogallo, all’Ascensione (il giorno della spiga), si va in campagna a raccogliere “papoilas” e fiorellini blu, i papaveri e i fiordalisi. Che nostalgia, nei nostri campi di grano i papaveri si vedono ancora (un’altra caratteristica di questo fiore, in apparenza così delicato, ma in realtà robustissimo), e in gran quantità, ma i diserbanti hanno del tutto sterminato i fiordalisi, col loro ineffabile azzurro.

Marisa

One thought on “VIAGGIO INTORNO A UN PAPAVERO

  1. Anch’ io amo i papaveri e, in verità ogni tipo di 🌺. Mi rallegra è rilassa guardarli, li curo , anche se non ho ereditato da mia madre il pollice verde, li regalo , anche agli uomini. Bella la descrizione del papavero…

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