Gioielli in città

Passeggiare per il centro di Roma nei giorni  in cui, pur essendo zona gialla, la mobilità è ridotta, offre la possibilità di fuggire la folla e visitare con calma luoghi ameni. Passeggiando per via Giulia  ha richiamato la mia attenzione una bandiera ungherese affissa su uno splendido palazzo.

Si tratta del  Palazzo Falconieri . La storia dell’edificio risale a tempi antichi. Sotto il palazzo si trovano ancora resti di un porto fluviale dell’epoca romana.

Il primo proprietario del palazzo fu Attilio Ceci che lo vendette agli Odescalchi nel 1574. La proprietà passò poi al Cardinal Paleotto e Mario Farnese per poi essere acquistata nel 1638 da Orazio Falconieri. I Falconieri erano una ricca famiglia di banchieri giunti a Roma da Firenze e si inserirono presto nella società romana. La colonia dei fiorentini a Roma gravitava nelle vicinanze di via Giulia.

Nel 1928 il ministro del Culto e della Pubblica istruzione Ungherese decise di acquistare il palazzo Falconieri, e, dopo alcuni lavori di ricostruzione e restauro,aprì la propria attività lungo tre direzioni: studi storici, promozione artistica e studi teologici.

Nel 1948 l’Accademia d’Ungheria divenne parte integrante dell’ambasciata, durante la guerra fredda ebbe prevalenti funzioni propagandistiche, nel 1981 è rientrata nella competenza del Ministero della Cultura e della Pubblica Istruzione.

Oggi è stato ripreso lo studio degli Archivi, si tengono concerti ed esposizioni, convegni, proiezioni cinematografiche, tavole rotonde.

All’ingresso una gentilissima signora mi ha fatto entrare nello splendido palazzo per visitare  la galleria d’arte, nella quale era allestita l’esposizione  di  un autore ungherese, Karl Stengel, che ha vissuto momenti importanti e drammatici della storia dell’arte del XX secolo. Nato sulle rive del Danubio nel 1925 a Novisad, allora ungherese, è stato sempre fortemente attratto dal contrasto tra il bianco e il nero. Nei disegni di Karl, così come in alcuni suoi dipinti, la figurazione prevale sull’espressionismo astratto, facendo affiorare prepotentemente le passioni e le sofferenze umane.

Karl Stengel ha trascorso gli ultimi anni della sua vita tra Germania e Italia, ed è morto nel giugno del 2017 nella sua amata campagna toscana. Le opere esposte sono originali e di forte impatto.

Uno dei compiti più importanti dell’Accademia d’Ungheria a Roma oggi è quello della ricerca e della tutela della cultura ungherese in Italia.

Non sono riuscita a visitare  nel palazzo l’altana sovrastante la loggia del Borromini, unica opera di questo genere del genio del barocco, avrei voluto godere da lì una vista panoramica sulla città di Roma. Ci tornerò presto!

Esposizione dedicata ad autori contemporanei

R.

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