Teresa e le scarpette a punta

Teresa è una ottantanovenne piena di giovane leggiadria. Ha smesso di ballare tanti anni fa, ma il cervello e la voce sono ancora quelli della ragazza che un tempo ha volteggiato sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma. Ha cominciato a ballare da piccola, per uno di quei casi della vita che ti portano ad imboccare un sentiero invece che un altro: il padre della sua amichetta del cuore conosceva il depositario delle chiavi dell’Accademia di Danza, era il 1938 e le sorelle Battaggi ne avevano assunto la direzione artistica, dando una svolta epocale alla professionalità della Scuola.

Teresa:

Il padre di Marisa la iscrisse e dopo poco anche io mi presentai alle austere sorelle; la prima, Teresa, era la più anziana e severa, mentre Placida, più giovane e carina mi squadrò: io ero magra, biondina e lei decise di mettermi alla prova nonostante l’anno accademico fosse già iniziato. Per qualche tempo mi allenò tutti i giorni un quarto d’ora in più, prima che arrivassero le altre bambine, io ero tenace e testarda e il mio impegno mi permise di entrare nella scuola.


Vivevo nel teatro, prove su prove, ero la più alta e mi toccava sempre l’ultima fila, molto spesso mi assegnavano parti da maschio visto che scarseggiavano i ballerini. Durante uno spettacolo a Caracalla mi cimentai nella Carmen in uno splendido movimento maschile che mi rese fiera di me. I coreografi si fidavano della mia mente che consideravano brillante, durante un balletto con musiche di Gershwin “La soglia del tempo”, dovevamo disporci in semicerchio e contare più di 120 battute, il coreografo Milos si raccomandò: “Teresa, pensaci tu!”. Io dovevo contare con minuziosa attenzione perché alle fine delle 120 battute sarebbe cambiata la scena.
Ho ballato fino a 46 anni, anche dopo aver subito delle operazioni: alla schiena per un’ernia bilaterale e due al menisco, stringevo i denti e ballavo. Ero alta e formosa, mangiavo un’oliva e un grissino per non ingrassare, per tutta la vita di ballerina non ho mai assaggiato un gelato, ma non mi pesava, il mio stomaco si era adattato al digiuno.
Durante la guerra ci fabbricavamo le scarpine di ballo da sole, allora c’era solo un rivenditore, un certo Corselli a Milano. Le consegne erano bloccate e ci industriavamo con tela, chiodini piccoli e nastrini e con le suole delle scarpette dismesse.
Quando uscivamo dal teatro, alla fine della guerra quando arrivarono gli americani, la sera affrettavamo il passo, incuriosite dai soldati di colore che pattugliavano la città.


Ho tantissimi episodi da raccontare, su gente già famosa o di tanti ballerini che, famosi, lo sono diventati, come Nureyev che all’inizio trovavo potentissimo, ma un po’ grezzo, ma ciò che voglio raccontare è di colui che sarebbe diventato mio marito, Luciano, e di quella volta che salvò una vita.
Essendo boxeur esperto, aveva un Passi rilasciato dai tedeschi perché lavorava nel cinema allenando gli attori; un giorno vide il regista Renato Castellani, fermo a un posto di blocco tedesco, che stava per essere caricato su un camion; lui intervenne dicendo che lavoravano insieme e lo portò via. Il regista tempo dopo lo chiamò a recitare nel film “La Bella di Roma” nel quale impersonò la parte di un pugile francese. Anche noi ballerine facevamo spesso figurazioni a Cinecittà con lo stesso lasciapassare di mio marito, avevamo qualche privilegio, nel Teatro la guerra arrivava sì, ma come un eco attutito dai passi di danza
.

Teresa

Teresa mi mostra le foto della sua carriera e quelle del marito attore e pugile, il suo è un mondo intero impossibile da racchiudere in un semplice profilo, una vita di quelle da raccontare a lungo che merita di sicuro un altro appuntamento. La saluto così, lei ancora affamata di vita, generosa nel raccontarsi e nel trasportarci dietro le quinte di un teatro pieno di Storia e di storie affascinanti, come la sua.

R.

R.

5 pensieri riguardo “Teresa e le scarpette a punta

  1. Grazie di cuore per aver raccontato la storia, seppur brevemente, di due persone comuni che hanno avuto la bravura e la fortuna di aver trascorso insieme due vite speciali.
    Luigi (il figlio)

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  2. Teresa è partita oggi per la sua ultima tournèe, la ricorderemo sempre con le sue scarpette da ballo e la sua leggiadria. Era una donna speciale e non la dimenticheremo. Grazie per aver condiviso con noi la sua storia.

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  3. Avrei voluto passare più tempo con questa meravigliosa persona, l’ho amata da subito e mi ha donato quel dolce piacere d’essere nuovamente figlia, così mi ha fatto sentire ….figlia.
    “Grazie mamma di avermi amato così tanto.”

    Gabriella

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  4. Si è sempre vivi e si fa parte del Mondo fin quando alberghiamo nei ricordi e nel cuore di chi abbiamo amato e per i quali abbiamo speso un poco del nostro ” essere vivi”. Buon viaggio a Teresa❤️

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