Cronaca dalla mia zona arancio

Da sempre Marisa delizia i suoi amici sparsi per il mondo con le sue circolari che ha deciso di condividere anche con le amiche donneconlozaino.

CIRCO 21 1 parte prima

Il 7 dicembre 2020 era il mio compleanno e il mio telefono è stato molto occupato; ho ricevuto qualche regalo, tra cui una bella pianta di elleboro che mi ha offerto Damiana, la mia vicina. E a proposito, ho ricevuto un regalo linguistico, perché ho scoperto che non ellebòro si dice, ma ellèboro.

Come ogni anno, il Teatro alla Scala mi omaggia aprendo la stagione proprio questo giorno. Mi ci sono preparata con cura, con un abito di taffetà verde acido cangiante, longuette, senza fronzoli, appena svasato, collo alla coreana, maniche lunghe strette; volevo mettere la tiara di zaffiri, ma all’ultimo momento ci ho ripensato, e mi sono limitata agli orecchini di labradorite a goccia sfaccettata montati in argento nella maniera più semplice. Siccome mi hanno portato lo spettacolo in casa, mi sono tenuta le ciabatte, rosse, un accostamento osé ma cromaticamente perfetto.

Il direttore Riccardo Chailly si è cimentato con una quantità di arie da Verdi, Puccini, Donizetti e altri compositori d’opera italiani e stranieri e anche con qualche pezzo da balletto abbastanza noioso a parte quello di Roberto Bolle che si è esibito in un mix di un contemporaneo e Satie, unica scenografia per lui, un raggio laser che scendeva dall’alto a piramide, si moltiplicava, si colorava, gli costruiva una gabbia con cui lui giocava. Ospiti grandi voci della lirica, assente per indisposizione (ma giustificato) Jonas Kaufmann.

Come sicuramente sapete, lo spettacolo era senza pubblico, quindi il regista Davide Livermore1 ne ha approfittato per usare i palchi, la sala, e altri spazi del teatro per la sua messa in scena. Ha fatto anche le scenografie, usando moltissimo gli effetti digitali, ma non solo: quando si esibivano i cantanti, spesso sul palco c’erano una o più piattaforme che sembravano galleggiare sull’acqua, e in effetti era proprio acqua quella che copriva il resto del palco dove si muovevano personaggi muti, forse mimi o figuranti. Hanno aperto lo spettacolo tre arie dal Don Carlo ambientate, chissà perché, in un treno lussuosissimo, con scompartimenti a pareti scorrevoli che rivelavano i lussuosi interni dove, prima Filippo e poi la Eboli (splendida come sempre Elina Garanča) esprimevano le loro angosce; Don Carlo, invece, stava fuori del treno per raccogliere le parole del suo amico Rodrigo morente. Nello sfondo, si muovevano alberi innevati, e sfarfallavano fiocchi di neve contro il cielo notturno; si era evidentemente in Russia (ma senza Anna Karenina che si butta sotto il treno, forse perché sul binario c’erano due soldati in cappottone e molto armati che la tenevano lontana). Avete capito, il setting aveva poco a che vedere con le Fiandre o la Spagna dell’opera di Verdi, ma era bellissimo e si è fatto perdonare abbondantemente. Tra un pezzo di musica e l’altro, qualche siparietto con Massimo Popolizio o altri attori o attrici che leggevano o recitavano testi che in qualche modo riconducevano al valore civile della musica e dell’arte.

Soddisfatta della serata, ho riposto i gioielli e l’abito – si è stropicciato un po’, devo ricordarmi di portarlo in lavanderia.

Ma non solo La Scala mi ha omaggiata; ho ricevuto vari regali, tra cui un pacchetto quasi inespugnabile, giunto dalla Francia: dopo una lotta quasi titanica sono riuscita a infrangere sigilli e trappole che me ne vietavano il contenuto, e ne ho estratto Nature humaine, di Serge Joncour, titolo e autore a me sconosciuti che la mia amica Annie ha molto apprezzato e ha quindi deciso di rendermene partecipe, e che ho letto subito: molti sono i temi trattati, in una vicenda che viene narrata saltando avanti e indietro tra il 1976 e i 1999. Ma quello ecologico mi pare predominante, proprio come nel saggio Ora, di Aurélien Barrau, che dice cose verissime e fa proposte che nessun governo accetterà mai, e che noi singoli possiamo accogliere in parte (forse esiste qualcuno disposto a seguirle tutte), senza sperare che la buona volontà individuale ci salvi dalla catastrofe.

Marisa

continua…

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