Ricordare

Il 20 luglio del 2000 in Italia è stata approvata una legge che istituisce ogni 27 gennaio il “Giorno della Memoria”: una commemorazione pubblica  della Shoah.  Questa legge prevede l’organizzazione di cerimonie, incontri ed eventi commemorativi e di riflessione, rivolti in particolare ai più giovani con lo scopo  di non dimenticare questo momento drammatico.

Ma perché ricordare, e cosa ricordare?

Il 27 gennaio 1945 i cancelli dei campi di concentramento di Auschwitz vennero abbattuti dalla sessantesima armata dell’esercito sovietico. Circa 9000 prigionieri furono trovati in condizioni terribili, le SS in fuga non avevano avuto  il tempo necessario per ucciderli prima dell’arrivo dei sovietici.         

Le SS avevano  eliminato molte prove dei crimini commessi facendo esplodere diverse strutture e  i forni crematori dove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise .

 Quando l’esercito sovietico arrivò al campo di Auschwitz  si trovò davanti uno scenario desolante.

 La giornata del 27 gennaio ha  assunto da allora  il significato della fine della persecuzione del popolo ebraico.  

E’ importante ricordare, sempre.

A questo proposito mi fa piacere il fatto che sia tornato in evidenza sugli scaffali delle librerie, complice la segregazione dovuta al coronavirus, lo splendido diario di Anna Frank.

Anna Frank era stata costretta alla reclusione clandestina dal luglio 1942 all’agosto 1944, ad Amsterdam nella soffitta di Prinsengracht n.263 sopra gli uffici della ditta di Otto Frank, assieme ai suoi genitori, alla sorella Margot, alla famiglia Van Daan e al dottor Dussel.

Sarebbe auspicabile che il diario lo leggessero ragazzi e ragazze che in questi giorni affrontano un tipo di prigionia ben diverso. Non si può paragonare certo la sofferenza della giovane in fuga dal nazismo con quella dei tanti che affrontano la DAD con una cuffia ed un computer. Sarebbe importante non per sminuire il loro disagio ma per cogliere nelle righe della giovane Anna la voglia di vivere nonostante le prove avverse.    

La giovane Anna  ci ha regalato con il suo diario la descrizione  della sua vita tra  quattro mura con le finestre oscurate. Era un’esistenza relegata  ma densa di emozioni, di speranze, di  desideri. Anna sopravviveva nonostante l’orrore e lo spazio limitato  con l’immaginazione ed i sogni.

Che questa giornata non sia solo una sterile commemorazione ma ci sproni a  vivere e sperare in un futuro migliore.

Mi piace concludere queste semplici riflessioni con la lettera che Liliana Segre ha indirizzato ai ragazzi nel giorno della Memoria 2019:

Cari ragazzi,

questo è un anno dalla doppia ricorrenza, le orrende leggi razziste e, fortunatamente, dieci anni dopo, l’entrata in vigore della Carta fondamentale. Il filo rosso che le unisce è l’articolo 3, quel Manifesto dell’eguaglianza e della dignità umana che deriva direttamente dalla rivoluzione francese. Poche righe che cancellano in un solo istante venti lunghissimi anni di dittatura. Con la Costituzione repubblicana siamo entrati tutti, uomini e donne di ogni ceto, nell’età dei diritti. È solo attraverso l’attuazione ed il rispetto della nostra Costituzione che possiamo garantire una buona manutenzione della nostra Democrazia. Come dicevano i nostri padri costituenti la Carta è la base della legalità repubblicana.

Quale miglior viatico dunque per voi giovanissimi ragazzi e ragazze che l’invito alla lettura e, auspicabilmente, al rispetto della nostra Bibbia Laica? La mia storia personale di testimone della memoria nell’ultimo anno è diventata di dominio pubblico con la mia nomina a Senatrice a vita da parte del Presidente della Repubblica. Il mio cammino è iniziato trent’anni fa il giorno in cui ho pensato di rompere il silenzio sulla Shoah. Un Paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani. La Memoria è un bene prezioso e doveroso da coltivare. Sta a noi farlo. A che serve la memoria? A difendere la democrazia.

Un carissimo saluto a tutti voi e auguri di buon lavoro.

f.to Liliana Segre

Photo by cottonbro on Pexels.com

R.

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