Outing del giorno dopo

25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.

Per chi è stata vittima di violenza è un capodanno, un anniversario. Un giorno di bilanci, già dal giorno precedente ti si parano davanti i tuoi fantasmi, i ricordi dolorosi, le tue paure, le tue ferite da leccare. Per ogni immagine, per ogni spot ti saltano davanti i tuoi fantasmi, ti mordono la carne, ti graffiano l’anima, riaprono le ferite che hai cercato di buttare giù in fondo più lontano possibile da te, ma che sono lì, indimenticate.Rivedi l’operaio orco che hai incontrato a quattro anni, il freddo tavolo di un aborto senza anestesia né umanità che ti fa sempre rabbrividire
Rivedi lo sguardo di quella donna montenegrina che non parla la tua lingua, che ti ha sentito urlare di notte e che ti interroga con occhi preoccupati che ti scavano l’anima, cercando di capire perché hai urlato. Senti le tue gambe semiparalazzate dalla paura che corrono di notte su una spiaggia buia, isolata, trovando la forza di andare lontano da quel coltello nel cassetto.
E lo sguardo dell’ortopedico che ti soccorre e che non vuole sapere.
La corsa in ospedale, le bugie al pronto soccorso.
Per l’ennesima volta risali in macchina urlando, cercando aiuto da una tua amica, corsa al pronto soccorso ancora una volta, rabbrividisci per la paura di un ricatto.
Risuonano forti, come un’eco in un tunnel le frasi degli “amici”: ‘chissá cosa hai fatto per esasperarlo!?’ Ti brucia sempre l’umiliazione di vederli più amici di lui che amici tuoi, la finta solidarietà.
Ti chiudi in bagno con la morsa allo stomaco e le lacrime rimangono rattrappite dentro di te. Il tuo cuore si è indurito. Ti è difficile anche piangere.
E ascolti il blablabla di tutti quelli che hanno qualcosa da dire su questa giornata sui ricordi di donne morte e tu pensi che per un miracolo non sei tra loro e ringrazi la vita.
Ripercorri il tuo impegno per organizzare, spero in maniera incisiva, manifestazioni per 1500 studenti in piazza, per le strade, in incontri con testimonianze toccanti che speri abbiano ‘educato’ a urlare NO ad ogni forma di violenza anche nella vita.
Poi seppellisci per un altro anno le tue emozioni negative in fondo ad un pozzo profondo profondo profondo e continui con il tuo impegno.

Francesca

4 pensieri riguardo “Outing del giorno dopo

  1. “Più amici di lui che amici tuoi”
    “Il tuo cuore si è indurito. Ti è difficile anche piangere”.
    Queste frasi sono quelle di chi ha capito. E la violenza è anche quella psicologica, sottile, impossibile da dimostrare. Demolisce dentro e ti fa dubitare di tutto.

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  2. La pandemica, atavica, reiterata pratica di abuso sui deboli in generale e sul genere femminile in particolare, è considerata così ovvia, così capillare, pervasiva, da considerarla quasi una calamità naturale. Persino da noi stesse, al punto che il più delle volte educhiamo i nostri figli a divenire i nostri stessi carnefici.
    Siamo Vittime di quel Giogo millenario le cui catene occorrerebbe spezzare dentro ognuna di noi a piccoli ma determinati passi.

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