Maradona e non solo

Santi popolari argentini

L’Argentina è un paese che abbonda in santi popolari, certuni venerati persino da secoli, altri molto più recenti, spesso personaggi dello spettacolo morti prematuramente. Eccone alcuni.

I primi due sono “santi” dei nostri tempi.

Miguelito, l’angioletto miracoloso. Questo culto comincia sette anni dopo la morte per meningite del piccolo Miguel Ángel Gaitán prima di compiere un anno (1966). Durante un temporale la sua tomba venne completamente scoperchiata; ricostruita, il giorno dopo la bara era di nuovo scoperta e i resti del piccolo apparivano “intatti”, e così accadde altre tre volte. La voce si diffuse e gli abitanti della cittadina della Rioja dove questo avvenne diedero di questo fatto spiegazioni soprannaturali. La famiglia del piccolo lo interpretò come desiderio del bimbo di non essere coperto, e la bara tradizionale fu sostituita da un feretro aperto. Cominciarono i pellegrinaggi e le richieste di grazie, che venivano “esaudite”; come accade in questi casi, il luogo divenne una specie di santuario, dove milioni di fedeli portano fiori, giocattoli, dolci e foto. In internet se ne possono vedere numerose immagini, e del piccolo, vestito con indumenti da bebè, si vede la faccina che è quella di una mummia; tutt’intorno, giocattoli, fiori, ex-voto, candele, rosari.

Gilda, la santa bailantera (allegra, vivace)

Miriam Alejandra Bianchi era una cantante molto popolare che aveva fama di guaritrice ancor prima di morire, tanto che le venivano portati i bambini malati e i disoccupati si facevano toccare per trovar lavoro; Gilda si schermiva ma non rifiutava. Nel 1996 l’autobus nel quale viaggiava nella provincia di Entre Ríos si scontrò con un camion e Gilda morì, a soli 34 anni, insieme alla figlioletta e sua madre. Grazie alla fama di cui già godeva, migliaia e migliaia di devoti le dedicarono un culto: sul luogo dell’incidente è sorto un santuario, che ha persino posto per ospitare i pellegrini che si susseguono costantemente con offerte di fiori, disegni, rosari. Una via di Tucumán porta il suo nome, così come un quartiere di Ensenada, una circoscrizione di Buenos Aires. Sono migliaia i devoti che assicurano di essere guariti da mali incurabili per sua intercessione. La sua figura ha ispirato un film intitolato “No me arrepiento de este amor” (Non mi pento di questo amore)

Altri sono santi più “anziani”.

San la Muerte

Questo santo popolare viene celebrato specialmente il Venerdì Santo e il Giorno dei Morti: è anche noto come Señor de la Buena Muerte o Señor la Muerte e il suo culto appare collegato a quello che si celebra in Messico.

Sembra risalire all’epoca delle missioni gesuitiche nella zona di Entre Ríos: ai tempi di Carlo III un monaco si era allontanato dalla colonia per dedicarsi alla cura dei lebbrosi, e divenne molto popolare. Dato che la sua opera non era gradita alle autorità venne incarcerato; per protesta decise di rifiutare il cibo, restando sempre in piedi. Venne trovato morto in questa posizione nel suo saio e con il bastone che usava camminando. L’immagine sotto la quale viene venerato è appunto quella di uno scheletro con una cappa e la falce, simbolo dell’uguaglianza davanti a Dio, occhi rossi che simboleggiano il sangue. Il colore del saio varia a seconda della grazia che viene implorata.

E’ un santo dalla popolarità crescente, probabilmente proprio per la somiglianza con il culto messicano. Ci si rivolge a lui per trovar lavoro, cose smarrite, ma anche per essere ricambiati in amore o per vendicarsi di un rifiuto amoroso o di un torto subito. Il suo amuleto è efficace solo se benedetto da un prete cattolico, e quindi i devoti tentano di ottenerne la benedizione per vie traverse. Gli si offrono whisky, sigari, candele rosse, bianche, bianche e nere, garofani rossi o bianchi, fiori selvatici, soldi, oro, argento, dolci, che si mettono sui suoi altarini.

La “Difunta Correa”

Secondo la leggenda, nel 1835 un certo Bustos venne reclutato nelle truppe irregolari di Facundo Quiroga e portato a forza nella Rioja. Sua moglie, María Antonia Deolinda Correa, saputo che il marito si era ammalato, cercò di raggiungere quelle truppe, portando con sé il figlio lattante.

Dopo un lunghissimo cammino, spossata e assetata, si fermò in cima a una collinetta e qualche tempo dopo dei vaccari videro degli avvoltoi roteare sul luogo, dove trovarono la madre morta e il piccolo ancora vivo, che poppava al seno della madre. Il bimbo fu salvato e la madre sepolta, vicino al Cimitero Vallecito nella provincia di San Juan.

In tutto il paese si vedono oggi altarini, edicole e santuari a lei dedicati, dove i devoti portano offerte di ogni genere, soprattutto bottiglie di acqua, ma il santuario principale (che ho visitato insieme alla mia amica Raffaella) è nella provincia di San Juan, estesissimo, con statue di ogni dimensione dove viene rappresentata distesa, morta, con un lattante al seno, e viene in qualche modo assimilata alla Madonna. Essendo protettrice dei viaggi, numerosissime sono le targhe di auto che le vengono dedicate, e copertoni di auto e camion. Se ne implora la protezione dei raccolti e dei viaggi nelle zone montuose, le madri la invocano per avere una buona montata lattea.

Il Gauchito Gil

E’ il più classico dei santi pagani. Le sue vicende mortali sono entrate nella leggenda in varie versioni discordi, ma il bracciante agricolo Antonio Mamerto Gil Núñez è veramente esistito. Anche se l’anno della sua morte si situa tra il 1840 e il 1890, tutte concordano sul giorno, un 8 di gennaio. Sembra che il poveraccio, congedato dopo una campagna di guerra, fosse rireclutato a forza e avesse disertato, diventando una specie di Robin Hood della pampa. Arrestato e condannato a morte, sembra avesse detto al sergente che stava per ucciderlo che il giorno dopo sarebbe arrivata una lettera: avrebbe portato il perdono a Gil, e informava il sergente che suo figlio al paese stava morendo di una strana malattia. Il Gauchito gli disse che il bambino sarebbe stato salvo se il sergente lo avesse pregato di guarirlo. L’uomo rise e gli tagliò la gola, ma il giorno dopo quanto predetto si avverò; il sergente allora implorò il Gauchito, e il bimbo guarì.

La sua fama, dall’originaria zona del Litoral – a Mercedes, nella regione Corrientes, si trova il santuario principale – si è estesa a tutto il paese ma si trova anche in Paraguay, Cile e Brasile, e dovunque di possono vedere lungo le strade suoi altarini, veri e propri santuari o semplici immagini incollate qua e là. Il devoto che ne visita uno per la prima volta deve lasciarci un nastro rosso e se ne prende un altro, “benedetto” dal “santo”, che lo proteggerà. Intorno all’8 di febbraio i devoti accorrono in massa, pernottano in tende, fervono gli asados e i balli (compás e chamamé), spuntano chioschi di bevande e souvenir, si concludono affari. Si arriva anche a cavallo, e il luogo viene pavesato di bandiere rosse e adornato di fiori, rossi anche quelli. Tanta devozione deriva dalla convinzione che il Gauchito Gil abbia poteri miracolosi. E’ una figura cristologica (è spesso raffigurato davanti a una croce rossa), ma anche un simbolo rivoluzionario, perché è sempre rappresentato con un fazzoletto rosso al collo e capelli neri un po’ guevariani.

Durante i miei viaggi in pullman in Argentina ne ho spessissimo visto gli altarini sul ciglio della strada, ma le foto da un mezzo in corsa vengono assai male, e quindi posso documentare solo un santuarietto dove mi sono potuta fermare.

Se Maradona non era già considerato un santo popolare, non dubito che nel giro di pochissimo tempo lo diventerà. I suoi santuari saranno omaggiati con palloni da calcio, con borracce perché Dieguito possa rinfrescarsi, sciarpe e magliette del Boca e del Napoli, fiori, candele, ex-voto.

Di calcio non so nulla, ma in questi giorni ho letto e sentito che Maradona era un genio del pallone, ce l’aveva praticamente incollato al piede, ed era diventato un eroe popolare argentino – ma anche napoletano – grazie all’eleganza e la genialità del suo gioco, al suo istinto che gli faceva spedire la palla in porta senza nemmeno prendere la mira. E poi gli Argentini lo adorarono quando, con un gol piuttosto discusso – la famosa “mano di Dio” – li vendicò en la cancha, cioè sul campo di calcio, della sconfitta bruciante che i perfidi britannici avevano inflitto alle truppe – peraltro dei dittatori di allora – argentine durante la guerra delle Malvinas/Falkland.

Viene considerato dai più come il miglior calciatore di tutti i tempi, e le sue disavventure, – con la droga, con il fisco, con Menem, con i suoi amori – le sue ambigue connessioni con camorristi, le sue scelte politiche di sinistra, ne hanno fatto un personaggio molto umano. Figura che ha simboleggiato il riscatto sociale per molti diseredati, dalle villas miserias argentine ai bassi napoletani: se lui era diventato el pibe de oro, non poteva qualche ragazzo dei quartieri spagnoli diventare uno scugnizzo d’oro?

Non avendo la televisione, non ho visto la folla di fans accorsa alla Casa Rosada per rendergli omaggio durante la camera ardente tributatagli – insieme ai tre giorni di lutto in tutto il paese – come a un eroe nazionale. Ho visto delle foto, letto delle descrizioni: i pianti, gli abbracci, i canti, persino dei tifosi del River Plate, tradizionali avversari della squadra di Dieguito, la più popolare Boca. Spero che, se ormai Maradona sta per diventare un santo popolare, le sue virtù taumaturgiche facciano il suo primo miracolo: allontanare dalle folle che hanno voluto salutarlo alla Casa Rosada, senza distanziamento sociale o mascherine, il maledetto Covid.

Marisa

Una opinione su "Maradona e non solo"

  1. Tutte vite interessanti queste dei SANTI argentini.Vorra’ dire che per il futuro il ventaglio di benedizioni e richieste di grazie per me si allarghera’ e potro’ chiedere un lavoro di squadra tra i santi cui da sempre mi rivolgo e i santi con cui ho appena preso contatto on questo bellissimo report.

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