Buon compleanno Gianni!

Luciana Romoli, la ragazza novantenne, staffetta partigiana durante la Resistenza, ricorda il grande Gianni Rodari in occasione del centenario della sua nascita con un testo che ripercorre la vita dello scrittore e la genesi della sua opera, il suo senso politico e artistico. Luciana racconta i suoi anni di collaborazione con lo scrittore nella redazione del Pioniere, il famoso giornalino per ragazzi del quale Rodari è stato direttore insieme a Dina Rinaldi.

Segnaliamo anche il lavoro di raccolta, documentazione e diffusione sulle pubblicazioni del giornalino e sulla figura di Gianni Rodari svolto dal C.R.A.P. (Comitato Ricerche Pioniere) di cui, naturalmente, Luciana è membro! Ringraziamo Luciana per aver condiviso con le donneconlozaino questo suo contributo che pubblichiamo volentieri ricordando qui l’articolo che abbiamo già dedicato a questa grande partigiana:

https://donneconlozaino.org/2020/10/02/chi-e-piu-forte-luce-o-godzilla/

GIANNI RODARI – un ricordo di Luciana Romoli

Il 23 ottobre 1920 Gianni Rodari nasce ad Omegna in provincia di Novara.
Nel 1930 muore il padre Giuseppe: “l’ ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tentava di scaldarsi la schiena contro il forno, è fradicio, è uscito di casa sotto un forte temporale per salvare un gattino rimasto sotto una pozzanghera. Morirà dopo sette giorni di broncopolmonite”. Rodari a 9 anni rimane orfano. Si trasferisce con la madre e i suoi due fratelli a Gallarate. La famiglia aveva un piccolo capitale ricavato dalla vendita del fondo paterno. Traslocarono dalle
prealpi piemontesi a quelle lombarde, da una sponda all’altra del lago Maggiore.
Il primo incontro con il resto della famiglia avvenne alla stazione di Gallarate dove la nonna e la zia, una donna semplice, religiosa, domestica del capostazione, hanno accolto la famigliola con grande affetto.
L’infanzia di Rodari fu all’insegna della gioisa serenità tipica della civiltà contadina, la
lingua madre era il dialetto. Il ragazzo era affascinato dall’atmosfera della vita animata che si svolgeva, la stazione con i treni
he arrivavano e ripartivano divenne il luogo di fantasia ed una costante della sua attività creativa. Tra le carte inedite di Rodari troviamo i ricordi di quegli anni felici.
La madre lo iscrive a un seminario cattolico, ma quasi subito Rodari lo lascia per fare le magistrali. E’ un ragazzo attentissimo, sveglio. Si scrive al Università cattolica a Milano per studiare lingue ma non si laurea, preferisce insegnare nelle scuole di provincia. La guerra lascia dei brutti segni, perde gli amici più cari, il fratello Cesare finisce in un Lager tedesco. Nel 1944 partecipa alla Resistenza nella Val d’Ossola .
Rodari dopo aver maturato le sue scelte da cattolico militante passa al marxismo e si scrive al PCI. Dopo la guerra si avvia alla carriera giornalistica prima per un breve periodo al giornale “Ordine Nuovo”, poi all’Unità come capo cronista, inviato speciale, capo delle pagine culturali scrive sopratutto per i bambini e scrive in una rubrica domenicale festiva per adulti, ma era talmente accattivante, divertente piena di umorismi che alla fine Silvana Gambetti, capo redattore, decise di aprire una rubrica festiva soltanto per i bambini. E qui dobbiamo subito parlare di Rodari che scrive
su sollecitazioni delle concretezze della quotidianità. Ed una delle sue filastrocche che egli compone per esaudire il desiderio di un suo collega e pubblica sull’Unità è la “filastrocca per Susanna”. Questa raccolta, questa successione di filastrocche, di piccole poesie partono anche su richieste dirette di bambini che gli scrivono lettere in cui dicono “il mio papà fa il tranviere scrivimi una filastrocca”, un’ altro “vivo in uno scantinato fammi una filastrocca”. Quando nel 1980 morirà i suoi biografi, tra questi Marcello Arzilli, riuniranno e pubblicheranno molti testi riunificando quelli
pubblicati sul “Pioniere” e sul “Corriere dei Piccoli”; una produzione amplissima.
Nel 1948 fonda l’Associazione, sorta nell’ambito del PCI, Pionieri d’Italia dove egli scrive sulla rivista per bambini dagli 8 ai 12 anni “Il Pioniere” parlando di Pedagogia ai bambini,ai maestri e ai
genitori. Dina Rinaldi che è stata condirettrice del Pioniere, negli anni 50 sprona Rodari a raccogliere tutte le filastrocche, le poesie. Rodari fece una grande fatica perchè in realtà lui non pensava ad una pubblicazione. In realtà questa pubblicazione darà origine ad un libro delle filastrocche ed ebbe molto successo nel giro di due anni, tra Roma e Firenze vi furono tre edizioni. E’ stato un grande scrittore, il primo autore italiano ad aver ricevuto il premio Anderson. E’ stato riconosciuto come grande autore di qualità. In effetti ha una produzione letteraria ampia, conta un corpus di una settantina di opere fra filastrocche, poesie, racconti, romanzi e testi teatrali originali.
Questa settantina di opere hanno subito degli scorpori, delle modificazioni, delle curatele, delle edizioni scolastiche.

Ma quando Rodari cominciò a scrivere per i bambini? Quando cominciò a pensare di poter produrre delle filastrocche, poesie, racconti per bambini? E’ opportuno ricordare alcuni passaggi che Rodari stesso nel libro “Grammatica della Fantasia -introduzione all’arte di inventare storie” racconta sulla costruzione del pensiero ‘fantastico’. …..“una parola, gettata nella mente a caso produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e suoni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal
fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”. In questo volume teorico pratico egli offre degli esempi, offre delle possibilità di costruire delle storie, dei racconti utilizzando particolari espedienti narrativi. All’inizio di questo volume dice “nell’inverno 1937-1938 io feci il precettore, in seguito alla raccomandazione di una maestra moglie di un vigile urbano, venni assunto per insegnare come precettore l’italiano ai bambini in una casa di ebrei tedeschi, che credettero di aver trovato in Italia un rifugio contro le persecuzioni razziali. Vivevo con loro in una fattoria sulle colline presso il lago Maggiore, con i bambini lavoravo dalle sette alle dieci del mattino, il resto della giornata la passavo nei boschi a camminare e a leggere Dostoiesky. Finchè durò fu un bel periodo. Imparai un po di tedesco e mi buttai sui libri di quella lingua con la passione …..”.
La famiglia ebrea fu costretta a fuggire. Sospesa l’attività di precettore Rodari comincia a fare l’insegnante elementare, dice di se stesso “dovevo essere un pessimo maestro, mal preparato nel mio lavoro, avevo in mente di tutto, fuorchè la scuola, dalla linguistica europea al marxismo. Forse però non sono stato un maestro noioso,
raccontavo ai bambini un pò per simpatia, un pò per la voglia di giocare, storie senza il
minimo riferimento alla realtà nè ad un senso inventivo…..”. Nel libro Grammatica della Fantasia i riferimenti sono molteplici quando parla del buonismo estremamente fantastico, della possibilità di utilizzare due parole che non hanno niente in comune, per esempio cane e armadio. Su queste parole lui e i bambini costruivano dei racconti che non avevano probabilmente nessun senso ma che poi riuscivano ad averlo un senso. Rodari propone un uso del linguaggio in cui grazie al prefisso arbitrario il temperino fa crescere la punta alle matite, sull’attaccapanni ci sono già tutti i cappotti e la gente quando ha freddo, va li, si stacca il cappotto e se lo mette. Rodari dice di aver letto, anni dopo, quello che ha scritto Marx Ernest per spiegare il suo concetto di “spaesamento sistematico “. Egli si serviva proprio dell’immagine di un armadio, quello dipinto da De Chirico, nel bel mezzo di un paesaggio classico, tra ulivi e templi greci. Così “spaesato”, precipitato in un contesto inedito, l’armadio diventa un oggetto misterioso. Forse era pieno di vestiti o forse no: ma certamente era pieno di fascino.
Riprendiamo pure, a questo punto le parole cane e armadio. Il procedimento più semplice per creare tra loro un rapporto è quello di collegarle con una preposizione articolata. Otteniamo così delle figure:

Il cane con l’armadio

l’armadio del cane
Il cane sull’armadio
Il cane nell’armadio
eccetera
Secondo Rodari ognuna di queste figure ci offre lo schema di una situazione fantastica.
Si tratta di una tecnica che i bambini riescono benissimo ad applicare, con non poco divertimento, come lui stesso ha avuto modo di constatare in tante scuole d’ Italia.
Rodari dice :“nelle nostre scuole si ride troppo poco. L’idea che l’educazione della mente debba essere una cosa tetra è la più difficile da combattere. Basta ricordare Giacomo Leopardi che scriveva – la più bella e fortunata età dell’uomo è la fanciullezza – “. La proposta di Rodari è anche in una prospettiva di risoluzione dei problemi, che egli sente tantissimo: il problema della povertà, della malattia, della morte il problema di un’infanzia spesso vessata. Molti esempi di questa sua sensibilità si trovano nella raccolta degli scritti sul “Pioniere”, pubblicati da Marcello Arzilli a cura degli Editori Riuniti. Nel libro “I Piccoli Vagabondi, Rodari parla della vita di tre bambini venduti a chi li sfruttava per chiedere l’elemosina. Qui abbiamo un atmosfera di degenerazione che rimanda ai classici della letteratura per l’infanzia, per esempio il “ libro cuore” di De Amicis. Ma in altri scritti parla delle cose belle dei bambini poveri, affamati come quelli che vengono ospitati a Modena nel dopoguerra quando le famiglie emiliane hanno accolto bambini venuti da Roma e dal sud che avevano
particolarmente patito la guerra. Rodari racconta la bellezza dei bambini che non avevano mai preso il treno, l’incanto dei bambini nel vedere e incontrare un mondo che non immaginavano.
Il mio primo ricordo di Rodari è nel 1948 quando ho lavorato nell’Associazione Pionieri d’ Italia a Roma in Via Piemonte 40 con Gianni Rodari, Dina Rinaldi, Carlo Pagliari ed altri. Ero addetta alla spedizione delle copie del “Pioniere” in tutta l’Italia. Rodari mi chiamava continuamente voleva stessi sempre con lui, diceva “mi sei utile, mi aiuti nel mio lavoro di scrittore”. Protestavo come potevo essergli utile se a 8 anni in terza
elementare ero stata espulsa da tutte le scuole del Regno e solo a 16 anni avevo preso la licenza elementare. Non sapevo come potevo essergli utile! Rispondeva: “proprio perchè sei fresca delle elementari che ti ritengo mia collaboratrice”. Io rispondevo che non avevo sei anni ma 18. Lo seguivo nelle città dove si aprivano le sedi dell’API. In treno facevamo lunghe discussioni, era paziente, sereno, comprensivo, io sempre polemica, in contrasto con le sue argomentazioni, quando non comprendevo cosa stava scrivendo ridevo, ridevo come una pazza, per esempio quando scrisse
due parole, cane e armadio, per me non avevano senso, lui mi spiegava che era un “binomio fantastico”, una scoperta, un’invenzione, uno stimolo eccitante per scrivere racconti, poesie e testi teatrali. Una volta per 12 giorni sono stata assente dal lavoro. La Costituzione era stata già promulgata, l’articolo 21, recita: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione……” ma io fui arrestata per aver scritto sul muro al – muro torto –Vogliamo pace lavoro e libertà. I compagni mi avvisarono con un fischio dell’arrivo della polizia, ma io mi trattenni fino all’ultimo perché ci tenevo a mettere l’accento sulla A. E così mi
arrestarono. Mi dovetti fare 12 giorni in custodia alle suore Mantellate. Telefonai a mia madre dicendo che partivo per Napoli per una campagna elettorale. Quando mia
madre riferì la notizia a Rodari, lui intuì la bugia e, al mio ritorno, mi chieste di spiegargli cosa fosse veramente accaduto. Gli raccontai tutto e nacque la filastrocca “l’accento sull’ A”:

O FATTORINO IN BICICLETTA
DOVE CORRI CON TANTA FRETTA?
CORRO A PORTARE UN LETTERA
ESPRESSO
ARRIVATA PROPRIO ADESSO
O FATTORINO, CORRI DRITTO
NELL’ESPRESSO COSA C’E’ SCRITTO?
C’E’ SCRITTO MAMMA NON STARE IN
PENA
SE NON RITORNO PER LA CENA.
IN PRIGIONE MI HANNO MESSO
PERCHE’ SUI MURI HO SCRITTO COL
GESSO
CON UN PEZZETTO DI GESSO IN MANO
QUEL CHE SCRIVEVO ERA BUON
ITALIANO
HO SCRITTO SUI MURI DELLA CITTA’
“VOGLIAMO PACE E LIBERTA’”
MA DI UNA COSA MI RAMMENTO,
CHE SULL’A NON HO MESSO
L’ACCENTO.
PERCIO’ TI PREGO PER FAVORE
VAI A CORREGGERE QUELL’ERRORE
E UN’ALTRA VOLTA MAMMINA MIA,
STUDIERO’ MEGLIO L’ORTOGRAFIA


Rodari è stato il mio maestro, ho imparato tanto da lui: soprattutto ad ascoltare le persone che mi parlano, a riflettere sulle cose che mi dicono, prima di dare la risposta attesa.

Luciana Romoli

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