Chi è più forte? Luce o Godzilla?

      Non è una gara per bambini ma la domanda che il figlio di un giovane amico ha posto al suo papà dopo una visita a Luciana: incantato dai racconti, dalle foto, dai libri che parlavano di lotte e sconfitte, speranze e vittorie, ha pensato che sì,  Luce è la più gagliarda tra i super eroi.

Luce è il nome di battaglia di Luciana Romoli, partigiana novantenne che mantiene la grinta, la lucidità e la voglia di giustizia che ha espresso fin da giovanissima. Aveva otto anni infatti quando fu espulsa con la sorella per aver difeso Deborah, la sua compagna di scuola ebrea, vittima delle leggi razziali, poi uccisa con la sua famiglia ad Auschwitz. Giovanissima, le appare subito evidente la necessità della lotta per la libertà anche a costo della vita; entra così nella Resistenza, nelle brigate Garibaldi: “Le staffette rischiavano ad ogni viaggio di essere catturate, violentate e torturate e per questo nessuno doveva sapere il loro nome né loro dovevano conoscere i nomi degli altri partigiani, sì da non poter parlare neppure sotto tortura e garantire la sicurezza di tutti”, racconta Luciana.

 Dopo la guerra riprende gli studi fino alla laurea in Biologia, sempre lavorando nello stesso tempo anche come operaia tessile.

Con un’energia immutata Luce continua a battersi per la libertà ma sul fronte dell’educazione. Invitata nelle scuole, porta la sua testimonianza e sprona i giovani a riflettere sull’impegno e la responsabilità necessarie per costruire una società migliore, come fecero i partigiani che lottarono per i diritti costituzionali di tutti. Delle sue visite nelle scuole, Luciana racconta: “Io vado nelle scuole perché il mio compito è dare ai ragazzi la coscienza antifascista e ci riesco perché le cose che  mandano anche per email, mi scrivono sono cose di una commozione…quando i ragazzi  mi dicono: -tu sei un’eroina- io gli dico che tutti quello che difendono la libertà sono eroi e aggiungo: -se voi vi foste trovati nello stesso contesto nel quale mi sono trovata io sono sicura che avreste fatto tutto quello che ho fatto io.

La solidarietà per Luciana è un’attitudine radicata che le viene da lontano. Racconta che la nonna le diceva: “Se tu hai un pezzo di pane lo devi dividere con chi non ce l’ha perché se tu lo mangi campi ma l’altro che non ce l’ha muore e come fai poi a vivere con questo?”  Narra anche del padre che: “lavorava nelle ferrovie dello stato, apriva le porte dei vagoni piombati e faceva scappare gli ebrei..ne ha fatti scappare parecchi, almeno due vagoni e gli diceva pure dove dovevano andare e da chi quando scappavano da li’.

Dopo la guerra Luciana diventa anche segretaria tecnica della redazione del giornalino per ragazzi Il Pioniere, collaborando, tra gli altri, con Gianni Rodari di cui quest’anno ricorrono i cent’anni dalla nascita. Lo scrittore dedicherà una delle sue fantastiche filastrocche alla stessa Luciana Romoli. La storia è davvero interessante e Luce la racconta a Morena Moretti per la serie Fumetti a sinistra, in onda su Radio Fujiko. La riportiamo:“La Costituzione era già stata promulgata, compreso l’art. 21, ma io fui arrestata per aver scritto su un muro: “Pace e libertà”. I compagni mi avvisarono con un fischio dell’arrivo della polizia, ma io mi trattenni fino all’ultimo perché ci tenevo a mettere l’accento sulla A. E così mi arrestarono. Mi dovetti fare 10 giorni in custodia delle suore mantellate. Telefonai a mia madre dicendole che partivo per Napoli per una campagna elettorale. Quando mia madre riferì la notizia a Rodari, presso il quale già lavoravo, lui intuì la bugia e, al mio ritorno, mi chiese di spiegargli cosa fosse realmente accaduto. Gli raccontai tutto e nacque la filastrocca che si intitola “L’accento sull’A”:

“O FATTORINO IN BICICLETTA

DOVE CORRI CON TANTA FRETTA?”

“CORRO A PORTARE UNA LETTERA ESPRESSO

ARRIVATA PROPRIO ADESSO”.

“O FATTORINO, CORRI DIRITTO,

NELL’ESPRESSO COSA C’È SCRITTO?”

“C’È SCRITTO: MAMMA NON STARE IN PENA

SE NON RIENTRO PER CENA,

IN PRIGIONE MI HANNO MESSO

PERCHÉ SUI MURI HO SCRITTO COL GESSO.

CON UN PEZZETTO DI GESSO IN MANO

QUEL CHE SCRIVEVO ERA BUON ITALIANO,

HO SCRITTO SUI MURI DELLA CITTÀ

“VOGLIAMO PACE E LIBERTÀ”.

MA DI UNA COSA MI RAMMENTO,

CHE SULL’-A- NON HO MESSO L’ACCENTO.

PERCIÒ TI PREGO PER FAVORE,

VA’ TU A CORREGGERE QUELL’ERRORE,

E UN’ALTRA VOLTA, MAMMINA MIA,

STUDIERÒ MEGLIO L’ORTOGRAFIA”.

Nell’impegno politico e civico di Luciana, non manca anche l’accoglienza ai rifugiati: è tra le ottanta famiglie italiane che, rispondendo all’appello di Refugee Welcome, durante il governo Salvini, ha accolto un giovane straniero. Così Luce è diventata un po’ la nonna di Aziz, un ventiduenne gambiano perché, come dice, “Anche io, come lui, cercavo la libertà”.

Nell’intervista rilasciata a Flavia Amabile (La Stampa):“Le grandi Novantenni, l’ex-partigiana :-Volevamo un mondo migliore che non ci sarà”, Luciana racconta la sua storia:

“Il comandante partigiano non mi voleva perché ero troppo piccola. Ma una altro partigiano disse: -Lei la partigiana ha cominciato a farla a 8 anni quando ha difeso la sua compagna di banco che era stata espulsa da tutte le scuole del regno subendo lo stesso destino insieme a sua sorella-. Le donne erano casalinghe, non erano mai state veramente fasciste né mai di sinistra o comunista pero’ quando sono cominciati i bombardamenti e che hanno perso la casa e non avevano niente da dare da mangiare ai figli, allora le donne si sono unite, sono entrate a testa alta nella Resistenza e come fattore decisivo hanno fondato una loro organizzazione per la difesa della donna. Le donne portavano ordini, viveri, armi ai partigiani; senza la staffetta le direttive del Comitato di Liberazione Nazionale sarebbero state lettera morta. Invece con le staffette in tutta l’Italia le donne riuscivano a avere contatti con tutte le organizzazioni partigiane di tutta Italia perché in ogni città, villaggio, piccolo borgo le donne sono insorte ma con coscienza, con consapevolezza.

 Il diritto di voto non ce l’hanno regalato. Il diritto di voto ce lo siamo conquistato con la nostra partecipazione alla Resistenza ,per avere la vittoria, per avere la carta costituzionale. Noi abbiamo contribuito per questa carta, non ce l’hanno regalata, l’abbiamo conquistata ma ci hanno ignorato alla costituente hanno messo poche donne. Più uomini che donne sempre; tuttora c’è maschilismo anche nei partiti di sinistra.

Noi volevamo un mondo migliore che non c’è ancora però, e non so se ci sarà…ma valeva la pena fare tutto quello che abbiamo fatto perché almeno abbiamo la costituzione. La costituzione è un’arma! Dicevano che eravamo sovversivi, ebbene si è vero eravamo sovversivi. Anche ora mi sento sovversiva insieme a tutti quelli che non vogliono questo governo. Siamo orgogliosi di esserlo!

Ai ragazzi che incontro nelle scuole,  dico: “Buttate a mare questa società che abbiamo perché, non va bene fate un’altra resistenza, unitevi, fate come hanno fatto quelli del Comitato di Liberazione Nazionale che si sono messi tutti insieme anche di idee diverse…qui a scuola fatelo anche voi…voletevi bene, discutete, fate documenti, mandateli al parlamento. Voi dovete cominciare a organizzarvi per fare un’altra società. Voi sarete i futuri dirigenti della società, sarete i futuri deputati al parlamento, i futuri senatori quindi preparatevi. Siate onesti fate i documenti ma ricordatevi una cosa: quando si scrive un documento bisogna essere tutti uniti se uno non condivide il testo si deve discutere e modificare per trovare un accordo e  poi votare. Questa è la democrazia.

P.

A casa di Luce

Da poco Luciana è apparsa in uno speciale della Rai dedicato alle grandi donne, la trasmissione dal titolo “Le Ragazze” è disponibile su Raiplay.

5 pensieri riguardo “Chi è più forte? Luce o Godzilla?

  1. Avevo gia’ ammirato Luce nel programma “le ragazze”.Comunque questo reportage cosi’ circostanziato ed esauriente serve per accrescere la conoscenza della nostra storia.

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