Buenos Aires nunca duerme

Arrivai a Buenos Aires per la prima volta vent’anni fa, per lavoro e fu amore a prima vista. Buenos Aires è una città ambigua, gentile e selvaggia, delusa e tentata dalla speranza, una città di lussi e di miserie, colta, elegante e insieme ferita, ironica e tragica, che si affaccia su un fiume di cui non vedi l’altra riva. Una città cosmopolita, i cui abitanti hanno tanto sangue italiano nelle vene e sangue spagnolo, indio, tedesco, polacco, russo; è un crocevia del mondo, un’ex colonia spagnola che ha inventato,  dentro la lingua dei colonizzatori, il lunfardo (il dialetto della città) i suoi tanghi, la magica scrittura rioplatense di Julio Cortazar, di Jorge Luis Borges, di Ernesto Sabato,   di Osvaldo Soriano, di Adolfo Bioy Casares, di Silvina Ocampo, di Juan Gelman e di tanti altri.

Un’energia istancabile percorre la città, perché come dicono i suoi abitanti “Buenos Aires nunca duerme” (Buenos Aires non dorme mai). E stranamente questa città modernissima, centro importante di flussi economici e culturali, si identifica con elementi tradizionali come una danza (tango) e una bevanda popolare (mate).

Il tango è l’insondabile mistero di una musica che dal porto della città ha invaso e conquistato il mondo. Sentirlo, ballarlo, che sia la musica tradizionale di Gardel o quella moderna di Piazzolla,  è come sentire la città che respira. Indispensabile è sedersi al vecchio caffé Tortoni, luogo di incontro dei suoi intellettuali, passeggiare a ridosso del ponte di ferro de La Boca via via fino a Caminito, , muoversi a La Recoleta tra il cimitero, la chiesa, i giganteschi alberi della piazza, il mercato degli artigiani, entrare in un conventillo (antiche case signorili degradate ad abitazione per emigranti) restaurato, scivolare in barca tra i meandri del delta del Tigre nel silenzio di un tramonto. Nel suo centro si snodano  per chilometri la 9 (Nueve) de julio, la strada più larga del mondo, con l’obelisco simbolo della città che ne segna l’incrocio nevralgico, dove si viene a manifestare il proprio dissenso o la propria allegria e l’Avenida Corrientes, una strada di librerie e teatri che farebbe impazzire lettori e appassionati di teatro di tutto il mondo. Le librerie di Buenos Aires sono luoghi mitici, come l’Atheneo, dove si legge, si conversa, si ascolta musica, si beve e si mangia. Così come il  Teatro Colón, il grande tempio della lirica e della danza, fiore all’occhiello della città, considerato con la Scala e il Metropolitan il teatro con l’acustica migliore al mondo.

   Buenos Aires vive di potenti contraddizioni impossibili da ignorare. A un passo dal suo splendido monumentale centro, dove le case Art Nouveau, i tetti di ardesia nera, i lussuosi portoni liberty, i teatri, i negozi eleganti e internazionali ricordano Parigi, troviamo un’ enorme “villa”, una baraccopoli di disperati, come tante altre nelle periferie, che si mostrano come ferite aperte nel tessuto sociale di questa città.

Nonostante la sua ordinata topografia, è come un labirinto emozionale, un caleidoscopio di genti,  una città europea, americana e sudamericana allo stesso tempo, stratificata nelle sue memorie, con un’identità tutta sua, forte, riconoscibile, che si costruisce ogni giorno   nella seduzione perturbante dei suoi mille affascinanti aspetti. Visitarla, conoscerla regala un’esperienza indimenticabile.

Grazia Fresu

3 pensieri riguardo “Buenos Aires nunca duerme

  1. Bella e completa la tua descrizione ed anche emotiva! Ho trascorso un mese completo a Buenos Aires e poi sono tornata almeno sette volte. È una città che ti meraviglia, che ti si presenta nella sua enormità ed allo stesso tempo è piena di angoli che ti catturano e ti fanno vivere la diversità. Essendo una urbe cosmopolita, la vita dei quartieri è basilare . Buenos Aires la godi 24 ore: è una città che non dorme mai e nemmeno tu! Adoro questa vicina città, mi piacerebbe tornarci perché essendo stata là parecchie volte, penso di non aver finito di conoscerla. Grazie, attraverso la lettura, mi hai offerto la possibilità di tornare!

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