Non è la Rai

Francesca, Roma

12 Marzo 2020, sede Rai di Saxa Rubra, ultimo giorno di lavoro, sto registrando una pubblicità in studio, è da questa mattina che io e i miei colleghi indossiamo mascherina e guanti, fa caldo e ci sentiamo tutti a disagio.

Sì, perché fin dal primo giorno della cosiddetta “emergenza coronavirus” ovvero dall’inizio del lockdown, nei luoghi di lavoro abbiamo dovuto rispettare le regole di prevenzione: distanziamento, mascherina, guanti.

Mantenere la distanza di almeno un metro! Figurarsi, non è facile per noi che siamo abituati a lavorare in gruppi spesso molto numerosi, in spazi talvolta ristretti che costringono a contatti ravvicinati; che si tratti di arredare una scena o di illuminarla o ancora di provare le inquadrature con tutti i ripensamenti dovuti, la vicinanza diventa necessaria.

Mi chiama il mio responsabile per dirmi di andare a casa “Da domani siamo tutti in smart working, me compreso” … fino a quando? non si sa!

Per quel che concerne il mio lavoro, che si nutre di contatti e confronti continui con le persone, di luoghi da visitare, di acquisti da fare in giro, stare a casa è assurdo, e infatti restiamo a casa senza fare quasi niente, giusto qualche corso online, pagati, in un momento per parecchi economicamente molto difficile.

Finalmente, potremmo dire. E invece quello che poteva essere il tanto agognato desiderio di gestire il proprio tempo, senza vivere nel traffico ogni giorno e correre da una parte all’altra di Roma per recarsi presso una ditta o fare un sopralluogo, dedicandosi alle proprie passioni o alla famiglia, diventa un incubo. 

Come gestire una giornata intera e riuscire a scandire i tempi giusti? 

La prima sensazione è stata di oppressione, claustrofobia e rabbia… tanta rabbia.

 “Quanto durerà questa chiusura forzata?” ricordo di aver chiesto a mio marito, in qualità di statistico della famiglia.

“Ancora non abbiamo visto un c****!” questa la sua risposta, fondata su personali grafici e calcoli che seguivano l’evoluzione della pandemia sin da febbraio, dai primi casi cinesi. Rassicurante, no?

Così è iniziato il mio periodo di smart working, tra le mura del nostro appartamento, che pur essendo piccolo mi accoglie ogni giorno con la sua luce forte dell’alba, le tante sfumature di verde dalle finestre e i suoi meravigliosi tramonti. 

La prima settimana la ricordo con terrore, consapevolezza di un grande cambiamento e al computer, insieme a mio marito, lui sul divano e io al tavolo immersi nei nostri pensieri cercando di concentrarci, inizialmente con molta difficoltà, sui corsi di formazione indicati dalla nostra azienda di cui la gran parte poco attinente al lavoro che svolgiamo.

Fortunatamente la sensazione di impotenza e paura nei confronti dello stato di emergenza è durata solo qualche giorno. Presto la necessità di sentirmi impegnata ha scaturito un’inaspettata reazione positiva del mio umore: la mattina mi dedicavo agli impegnativi corsi aziendali e il pomeriggio aiutavo la figlia più piccola dei nostri vicini a fare i compiti, lasciandomi sorprendere dalla naturalezza con la quale affrontava quotidianamente questa chiusura forzata.

Da questo la necessità di creare uno spazio all’aperto per far giocare lei e la sorella maggiore. E così abbiamo deciso insieme ai nostri vicini di sistemare il piccolo pezzetto di terra sotto casa trasformandolo in orto/giardino.

Pur non essendo amante della cucina decido di fare i miei primi biscotti, che dimentico nel forno perché presa a suonare la chitarra!

Secondo tentativo

li tolgo in tempo.

Il 70°compleanno di mia madre, tra lacrime di gioia e sorrisi, collegati in chat mentre scartava il regalo

La spesa al centro commerciale, distanziati e scaglionati…e il silenzio assordante del parcheggio vuoto, mai visto così!

Finalmente la fine della fase 1, le prime passeggiate all’aperto sotto casa e in centro, i tramonti visti dall’esterno, non più dal balcone e il mare di Roma, Ostia.

Il 14 maggio ricominciamo a lavorare, alternando lo smart working alle riprese in studio o in location esterne, sfruttando il nostro circolo sportivo Rai per gli ampi spazi. Del primo giorno a Saxa Rubra ricordo il silenzio ovattato, il …dei gabbiani e i saluti da lontano con i pochi colleghi incrociati nei viali vuoti.

Francesca

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