Circo Marisa 2016

CIRCO  2016 Belgio e Olanda

Maggio è arrivato mentre ero in viaggio in Belgio e Olanda. Luciana aveva qualche giorno libero, così abbiamo deciso di passare un lungo fine settimana nella parte meridionale dei Paesi Bassi, lo Zeeland.  Però io sono arrivata una settimana prima. 

Appena arrivata a casa sua, mi ha caricata in macchina e mi ha portata a passeggiare in un bosco fatato inondato, come un tappeto, da miriadi di fiori blu – quelli che gli Inglesi chiamano Bluebells, e i botanici, meno poeticamente, Hyacinthoides non scriptae. Me ne aveva già mandato un paio di foto, e non stavo nella pelle per vederle, anzi, temevo di arrivare a fine fioritura.  Invece, nella luce che filtrava tra le foglie nuove dei faggi, ecco i meravigliosi fiorellini che finora avevo solo visto nei film o di cui avevo letto nei romanzi. Tra l’azzurro si intravedevano già le foglie lanceolate dei mughetti, che sarebbero dovuti fiorire di lì a poco, e che invece si sono presi in ritardo per via delle piogge, deludendo i Belgi che, per tradizione, vanno a farne mazzetti nei boschi il primo maggio (com’è naturale, dato che si tratta del fiore dedicato a Maya, come suggerisce il suo nome scientifico, Convallaria Maialis).

I primi giorni il tempo è stato piuttosto variabile ma fondamentalmente piovoso – quando non grandinava o nevicava – e anche freddino e ventoso.

Con Luciana sono anche stata a Leuven, Lovanio, bella città fiamminga dove abbiamo soprattutto ammirato il Gros Béguinage (Bejinhof), il quartiere di piccole case in mattoni rossi dove trovarono ospitalità le donne povere e sole, spesso vedove, dal secolo XV. 

Abbiamo avuto fortuna con l’Orto Botanico, che è il più antico del Belgio. Non è grande, non ha – a parte le serre – specie particolarmente esotiche, ma è molto ben organizzato, con parti dedicate anche agli alberi da frutto e alla didattica. Il cielo ha voluto accompagnarci con un bel sole, e così abbiamo potuto apprezzare le fioriture, anche inaspettate, come dei numerosi glicini.

A Bruges e ad Anversa sono andata da sola, perché Luciana lavorava. La prima mi ha molto delusa: l’avevo vista in un film, e mi era parsa un autentico gioiello; invece mi è sembrata una grossolana fiera per acchiappare i turisti, e il disappunto mi ha forse impedito di vederne i pregi, magari anche per colpa del clima inclemente. Anche lì, una delle cose più interessanti, forse perché il tempo era migliorato, o forse perché privo di trappole per turisti, ho apprezzato il Béguinage; ho anche visto alcune delle chiese più belle, e in una sono capitata mentre un’organista provava lo strumento in vista di un concerto, soprattutto Bach; non era un organo in alto, e così ho potuto vedere anche tutto il gran lavoro che l’esecutore deve fare per pigiare i pedali, che sono una quantità: affascinante. 

Ancora musica, poi, per strada – rifugiatisi sotto una delle volte del palazzo comunale, un paio di ragazzi e una ragazza suonavano musiche varie in modo piuttosto vivace, con un organico piuttosto inconsueto: una fisarmonica, un violino e una balalaika basso!

Anversa è una città abbastanza grande, mezzo milione di abitanti, il suo porto fluviale è il secondo in Europa per quantità dei traffici: ci ho passato una giornata, con tempo bruttino, ma ho capito che meriterebbe una visita più lunga e approfondita. Gli edifici storici si mescolano a quelli più recenti, la vista della Cattedrale è quasi completamente impedita da case d’abitazione, solo da una piazzetta se ne può apprezzare la mole e in parte la struttura. Ho camminato un po’ lungo la Schelda e visitato qualche Museo. Come a Bruges, ho pranzato in un localino che fa parte di una catena che si trova un po’ dovunque, dove si possono mangiare cose semplici ma gustose, Le Pain Quotidien.

Le città che ho visitato sono tutte nel Belgio fiammingo, dove non si parla volentieri francese, e nemmeno molto l’inglese: in alcuni posti scritte e informazioni sono solo in Fiammingo!

Abbiamo notato la stessa particolarità anche durante il nostro breve viaggio nello Zeeland, la parte meridionale dell’Olanda, forse perché comunque non c’è molto turismo, o i turisti che vanno da quelle parti sono per lo più olandesi.

Siamo partite il venerdì pomeriggio, subito dopo pranzo: pioveva ancora, e intorno a Bruxelles abbiamo trovato un traffico molto intenso e lento. Poi però, una volta superata Anversa, i grumi si sono sciolti e siamo arrivate alla nostra prima destinazione, Bergen-op Zoom, senza problemi e a pioggia finita. Abbiamo scoperto che l’hotel Tulip, che avevamo prenotato in internet, era abbastanza centrale, e molto carino e confortevole. Era ancora chiaro, così abbiamo fatto una passeggiata in città e poi siamo andate a mangiare in una birreria molto affollata e piacevolissima nella piazza centrale.

Il mio primo contatto con l’Olanda è stato molto gradevole: piccoli centri puliti e ordinati, con molti fiori nei giardini, piste ciclabili dovunque e popolazione di giganti su bici giganti.

Per le strade si vedono dei contenitori con su scritto Houdenpoep: il buon cittadino dovrebbe gettare lì dentro la popò del suo cane; e di cani se ne vedono molti, e le strade sono disseminate dalle loro cacche: evidentemente non sono troppi i cittadini che si abbassano a ripulire dove il loro fedele amico ha sporcato, forse nella convinzione ecologista che ciò che è naturale si dissolve in natura e non inquina …

Abituata alle nostre città, con abitazioni soprattutto dal primo piano in su, mi sono molto stupita delle finestre a piano terra, ampie, senza imposte, spesso senza tende, da cui si può vedere l’interno, addirittura scorgere il giardino con le sue piante; e sul davanzale interno vengono disposti degli oggetti, con l’intenzione quasi di comporre un’opera d’arte. In certi casi il risultato è piuttosto kitsch.

Lo Zeeland è una specie di penisola – separata dalla terraferma da un canale; quasi tutta la costa, dove non ci sono dune o porti, è fortificata da dighe, e i polder dell’entroterra coltivati, con moltissime serre – dove si producono i pomodori e i peperoni che invadono i nostri mercati tutto l’anno! Niente fasce multicolori di tulipani, non in questa regione; qua e là mulini a vento tradizionali, per la maggior parte monumenti inattivi, ma anche molti campi di moderne pale eoliche. Nei prati, mucche, pecore e perfino lama!

Le due notti nello Zeeland le abbiamo trascorse a Oost-Sauberg, nella Pension Papillon che abbiamo scelto in internet. Come suggerisce il nome, è un posto totalmente dedicato alle farfalle, passione della proprietaria, Linda, che di farfallesco, con la sua mole esorbitante non sembra aver nulla, se non forse lo spirito. Il posto è modesto, ma è nel centro della cittadina, praticamente davanti a un vecchio mulino a vento, e ha un delizioso giardino interno.

Abbiamo fatto di Oost-Sauberg il punto di partenza per vari giri nella penisola, che in verità è piuttosto minuscola. Il centro più grande e capoluogo è Middelburg, che nel ‘500 era un importantissimo centro per il commercio della lana, come del resto anche Veere, sulla costa nord-orientale. Nel cuore di Middelburg c’è un enorme complesso abbaziale, molto bello e ottimamente conservato, che testimonia dell’importanza della città nel passato; a Veere ci sono delle case chiamate Scottish Houses, che danno sul canale-porto: lì erano ospitati i mercanti di lana scozzesi che vi avevano anche i loro fondaci. In questa ormai piccola città abbiamo scovato la più deliziosa casa da thè, con un mirabile giardino interno, completo di melo o ciliegio in fiore e ghiandaia annessa. Bagni nel sottosuolo, splendidi, perfetti, che sono anche una specie di galleria con quadri contemporanei esposti.

Oltre che da dighe, lo Zeeland è bordato da dune; sia nell’uno che nell’altro caso, in riva al mare ci sono stabilimenti balneari, molto più spartani dei nostri, e le cittadine dell’entroterra, mutatis mutandis, somigliano alle nostre delle varie riviere, con negozi di attrezzature da spiaggia e nuoto, caffè all’aperto e nomi ispirati alla balneazione. A noi, abituati al mare caldo, queste spiagge ventose e con onde gelide fanno una certa impressione; però i paesetti sono piacevoli, protetti dalle dighe o dalle dune dai venti implacabili, e quindi molto accoglienti.

Nella mia abissale ignoranza, pensavo che, durante la Seconda Guerra mondiale lo Zeeland non avesse avuto alcun ruolo, a parte l’invasione tedesca. Nei nostri giri invece abbiamo scoperto che è stato molto importante, soprattutto per le dighe che proteggono il porto di Anversa sulla Schelda, cruciale per i tedeschi. Gli Alleati tentarono di metterlo fuori uso e cacciarne gli invasori bombardando le dighe: gli abitanti venivano informati attraverso una rete di oppositori al nazismo, ma le perdite umane furono comunque numerose. 

In queste giornate zelandesi abbiamo avuto tempo molto bello, soleggiato e ventilato: ogni tanto si intruppavano nel blu delle nuvole particolarmente magrittiane … tanto che mi sono anche un po’ abbronzata!

Prima di rientrare a casa e riposare del viaggio, e prepararci – Luciana per scuola l’indomani, e io per il volo di ritorno – abbiamo fatto un’ultima visita al bosco fatato, per vedere se c’erano ancora le bluebells e se i mughetti erano fioriti. Il tappeto blu era ancora smagliante come la settimana precedente, ma i mughetti avevano fatto ben pochi progressi!

Marisa

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