Storia di “strade”

Il viaggiatore straniero, arrivato a Santiago del Cile, si troverà sorpreso dai nomi delle strade: “Bustamante”, “Vitacura”, “Quinta Normal”… Un amico, uomo con lo zaino, ( sì questo blog è per tutti), ha scherzato con i nomi delle vie di Santiago, inviandomi questa simpatica “storia di strade”, giocando con esse e con la lingua spagnola.

“El mundo nuevo!” sospirava tra sé, con un senso di malinconica meraviglia, la senorita Maria Isabel gettando lo sguardo oltre la ESCUELA MILITAR, verso l’orizzonte irto di monti. Che la giovane fosse di nobile lignaggio lo si capiva guardandola, dal portamento ,dalla pelle trasparente che mai aveva conosciuto sole di campagna o gelo, e dai capelli di seta nera che portava raccolti in un alto MAPOCHO sul capo.

E comunque, i suoi titoli non erano da meno: Dona Maria Isabel Funda de Almohada era la quinta figlia, l’unica femmina, di Don Pedro, grande di Spagna, e di Dona Adelina del Flancasero, dama di corte a Madrid.

Don Pedro aveva ricevuto la VITACURA di queste lontane regioni dal cattolicissimo re Filippo II, impegnato in quei terribili momenti nella spedizione contro l’eretica Elisabetta Tudor, abominio d’Europa. Visto che l’incarico era inequivocabilmente di gran prestigio e per amore del suo Re, Don Pedro aveva accettato, non senza però una certa preoccupazione.

Preoccupazione per il sacrificio che questo avrebbe comportato per Dona Adelina, un po’ avanti negli anni, e soprattutto per la figliola Isabel, appena uscita dall’adolescenza e in eta’ quindi di confidenze amicali, risa e schermaglie amorose.

Dopo un anno di viaggi e segregazione la giovane aveva sviluppato un carattere, o forse solo una attitudine, era pigra e sognatrice, mancandole il confronto con le coetanee di pari condizione. In cuor suo non si sentiva ancora pronta ad avventurarsi nel mondo, e sarebbe volentieri rimasta attaccata all’ ALAMEDA della mamma:

si sentiva poi discriminata rispetto ai quattro fratelli maggiori,rimasti in patria…ma perché doveva essere la quinta?

Spesso Don Pedro doveva consolarla ripetendole che la sua sorte era conforme alla sua condizione di donna,al suo ceto,e alla sua educazione,che era ,insomma, una QUINTA NORMAL. Isabelita si mostrava accomodante,visto che l’ultima cosa di cui aveva bisogno era un PADRE HURTADO.

Ma, a dir il vero, un’ amica, una confidente,Maria Isabel l’aveva, anche se le convenzioni impedivano di chiamarla tale : LA FLORIDA. Valenzuela era infatti una cameriera particolare, una dama di compagnia, e per di più per metà indigena, ma era pronta e intelligente, e mostrava una conoscenza della natura umana che affascinava Isabel, che pero’ non riusciva proprio a condividere quel disincantato realismo.

Per di più Valenzuela era avvenente,di una sensualità naturale, animalesca, e di una civetteria che stregava gli uomini.

Per questo, per la sua torrida morbidezza era più conosciuta come la “NUNOA” tra la soldataglia della guarnigione che viveva nell’avamposto, ovvero alla Escuela militar.

Le virtù amorose della Nunoa erano senz’altro più immaginate che conosciute tra la milizia, ma si sa come vanno queste cose e come in un avamposto sperduto la noia e l’isolamento facciano fiorire storie che finiscono per dirsi vere.

C’è poi da dire che Valenzuela non faceva nulla per smentire la leggenda, anzi, solleticata nella vanità, si mostrava e ammiccava dalla finestra dell’alloggio che divideva con Maria Isabel per gran parte della giornata.

Ma altri sospiri, più casti e trepidi prendevano la strada della Escuela Militar, ed erano quelli di Maria Isabel che avevano per oggetto il Capitano Bernardo O’HIGGINS, comandante della guarnigione.

Era questi un bel giovane di padre inglese e di madre basca,che era stato scelto, nonostante la dubbia ascendenza, da Don Pedro che si fregiava di saper riconoscere in un uomo il coraggio e la lealtà. L’esilio di SANTIAGO (così Don Pedro aveva nominato questa parte della colonia in onore del Santo di cui Dona Adele era particolarmente devota) non era, in effetti, un destino che si sarebbe detto consono a Higgins e alla sua vita precedente, ma, come Don Pedro aveva intuito, questi era uomo d’onore e capace di rispettare in pieno l’impegno preso. Amante della vita brillante, spregiudicato senza essere disonesto,Bernardo aveva frequentato il bel mondo d’Europa e aveva fama di gran giocatore e di tombeur de femmes. Proprio per questo la truppa indigena (che Higgins aveva spavaldamente chiamato “LOS LEONES“) estasiata ai racconti del Capitano,lo chiamava “Lib” O’Higgins, stando lo strano nomignolo per “libidinoso”, e lui non se la prendeva: sapeva che gli uomini avevano bisogno di qualche distrazione e qualche idolo.

La vita spensierata del filibustiere-gentiluomo era cambiata improvvisamente una notte, a Venezia, quando al culmine del gioco, il suo rivale, Marchese di SANTANDER aveva chiamato “BANCO” e lo aveva completamente rovinato.Ecco quindi che il Nuovo Mondo e Don Pedro erano apparsi l’unica possibilità.

Per quanto possibile O’Higgins tentava di mantenere delle abitudini civili, come lo studio dei classici; e infatti quella mattina passeggiava nel portico dei quartieri degli ufficiali declamando Cicerone.. “APUMANQUE Catilina abudere patientiam nostram”..e la voce arrivava chiara e forte alla ventanilla dove Maria Isabel era in ascolto..”Oh Higgins, Oh Higgins” sospirava, sotto lo sguardo divertito della Nunoa.

La scena fu interrotta dal suono di un sonaglio familiare, che ogni giorno annunciava l’arrivo della vecchia Lolen, una popolana che possedeva, dicevano, virtù divinatorie e che afflitta da un grande dolore emetteva un lamento continuo; per questo era chiamata PENALOLEN, e si diceva che avesse avuto una vita straordinaria e fosse in contatto con gli spiriti dei monti. Penalolen TOBALABA lentamente portando al braccio un gran BAQUEDANO di TORRESENDI, di cui Isabelita era particolarmente ghiotta.

“Vieni, vieni Lolèn, arrampicati fin qui” chiamo Valenzuela facendo scattare la testa dei soldati radunati nel cortile, nonché quella di Higgins che, naturalmente, si era accorto dei sentimenti che si agitavano nell’animo della giovane dama, e faceva di tutto per mostrarsene degno. Con una buona dose di vanità il capitano, sentendosi osservato, balzò in sella al suo cavallo, che aveva chiamato IRRARAZAVAL in omaggio alla lingua materna, stando codesta cacofonia per “cavallo rampante”, e si avviò per un lento giro del perimetro.

Inutile dire che nella noia del meriggio anche la visita di Penalolèn era un avvenimento,e poi avrebbe portato le ultime notizie e letto le carte.

Isabel era particolarmente avida di racconti,e tutto eccitava la sua fantasia: Lolen raccontava delle imprese del bandito BUSTAMANTE, che a capo di una pandilla di tagliagole, scorrazzava tutto intorno e ovunque incendiavano, rubavano e rapivano  fanciulle. Era cresciuto in audacia e tracotanza e si era addirittura nominato Condes, violentando la lingua che poco conosceva. Bustamante con un certo esibizionismo dichiarava che il suo scopo era LA MONEDA e non avrebbe esitato, per questo, ad assalire LOS DOMINICOS, aggiungendo questo estremo orribile peccato al nero della sua anima…si diceva che Bustamante si sentisse provocato dalla presenza della guarnigione e soprattutto da Higgins col quale si sentiva di non poter competere come classe e nemmeno come amatore…sì, odiava “Lib”O’ Higgins, e sognava di umiliarlo.

Lib che a sua volta prendeva molto sul serio il suo ufficio, lo braccava come poteva e sperava di poter un giorno far dono della sua testa a Don Pedro.

Quel giorno Lolen era inquieta, annusava l’aria, era avara di racconti e si rifiutò di leggere le carte; dopo poco le fanciulle la congedarono deluse.

Scendeva la sera e uno strano silenzio avvolgeva l’avamposto; Maria Isabel passeggiava nervosa controllata da Valenzuela, O’Higgins guardava la finestra delle fanciulle bilanciandosi sullo spadone.

D’un tratto le tende si scostano quasi strappate e con un urlo disumano il bandito Bustamante piomba nella sala dove Isabel e la Nunoa stanno accendendo i lumi.Una tremenda risata scuote il petto del grande Orco, mettendo in mostra due denti neri.Maria Isabel è impietrita mentre Nunoa si fa piccola piccola e cerca di confondersi con la tappezzeria. In piedi sulla sella di Irrarazaval O’Higgins raggiunge la finestra, e con un balzo è dentro. Bustamante scattando di lato agguanta Isabelita alle spalle puntandole il gran coltellaccio alla gola.

ALTO LAS CONDES!” urla il Capitano “SE ARRIENDA!” e aggiunge che avrebbe fatto di lui PASTEL DE JAIBA e che lo avrebbe ASADO a fil di spada.

Ride Bustamante, mentre la nobile Isabel, non reggendo alle emozioni, sviene.La Nunoa sopraggiunge alle spalle del banditaccio e con incredibile audacia, gli mena sul capo un gran colpo col vaso da notte, di metallo laccato.

Crolla Bustamante, e O’Higgins gli è sopra proprio mentre Isabel si rianima e vede il suo eroe far scempio del balordo.Uno sguardo passa rapido tra O’Higgins e la Nunoa. No, nessuno dei due dirà come è andata…hanno lo stesso codice.

Nella gran festa che segue O’Higgins trionfa e tutti finalmente capiscono che “lib” quello strano nomignolo affettuoso che la truppa gli ha affibiato sta per LIBERTADOR. Che altro?

Non so cosa sia successo poi, ma immagino che O’Higgins sia stato all’altezza della sua nuova fama, abbia chiesto la mano di Maria Isabel Funda de Almohada e passi le notti a bere e ridere con NUNOA.

Sandro

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