Amo la radio

Quasi ogni pomeriggio, negli anni della mia infanzia, scendevo tre piani di scale del palazzo di via Tembien n. 15, nel quartiere africano, a Roma, per andare dai nonni a farmi raccontare storie del passato, giocare a carte con nonno Peppe e mia cugina Claudia nella grande cucina che serviva anche da soggiorno e tinello. In una sorta di finestrella interna che dava sul corridoio, come in una nicchia, troneggiva una di quelle radio che oggi si trovano dagli antiquari con un po’ di fortuna. Era il nostro punto di ascolto, la finestra sul mondo; voci che entravano in casa con personaggi, notizie, giochi come la Corrida, musica. In casa dei nonni la radio era il mezzo di comunicazione di gran lunga più importante; in confronto la televisione, quando apparve, era quasi un soprammobile intoccabile un po’ a causa di una certa soggezione e scarsa familiarità, un po’ perché si trovava nel salone che si apriva solo nelle riunioni di famiglia dove nessuno poi si sognava di accenderla…

Forse il mio amore per la radio viene da quel mio primo contatto, un fascino che fu sopito e soppiantato solo parzialmente dalla TV negli anni degli sceneggiati, dei film della Fiera di Roma, di Non è mai troppo tardi e dello sbarco sulla luna.

La radio ritornò in auge tra noi giovani degli anni ’70 con le radio libere.. Non ricordo più se con le mie compagne femministe andammo a una trasmissione di radiocittafutura o radio onda rossa o radio radicale per raccontare delle nostre iniziative per ottenere corsi di educazione sessuale nella nostra scuola. Comunque le ascoltavano sempre: erano i mezzi della controinformazione e della buona musica e come cantava Eugenio Finardi: “amo la radio perché arriva dalla gente. Entra nelle case e ci parla direttamente. E se una radio è libera ma libera veramente. Mi piace ancor di più perché libera la mente!”

Oggi sono sempre felice di dare un contributo alle varie radio libere quando mi viene chiesto: da radio Aligre a Parigi (con Bruno Moio e Maxime De Blasi) per presentare il FAI France e la mia tavola rotonda su Alberto Manzi all’istituto italiano di cultura, a Roma con Radio Catalugna (con Rafael Hidalgo) per parlare della band turca Grup Yorum e del loro sciopero della fame o di Borys Cyrulnik e della resilienza , o a Bologna con Radio Fudjiko (con Morena Moretti e Alfredo Pasquali) con i quali collaboro come ‘corrispondente da Parigi’ sul terrorismo, gilets jaunes e gestione della crisi sanitaria.

In fondo la radio è anche un po’ viaggiare stando fermi…

Patrizia

4 pensieri riguardo “Amo la radio

  1. La mia prima infanzia l’ho trascorsa con mia madre ad ascoltare di sera la radio,commedie teatrali o concerti,la tv ancora nn c’era!Quanto ci piaceva,mamma mi spiegava la trama delle storie o il tipo di musica,che trasmettevano!Sono passati moltossimi anni,mia madre nn c’e’ piu’,ma io anche senza di lei l’ascolto sempre con vero interesse,soprattutto radio 3,dalle 7 di mattina con prima pagina e poi anche di sera e concerti a volonta’!

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